Lettera aperta ai rappresentati politici del Paese - Federazione Nazionale Architetti Ingegneri Liberi Professionisti FNAILP

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Lettera aperta ai rappresentati politici del Paese

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da oltre quattro anni si è formato un movimento d’idee e d’ideologie di pensiero che, attraverso la rete, raccoglie grandissimo consenso tra l’oltre mezzo milione di professionisti intellettuali Tecnici del Paese.
Il 15 dicembre del 2012, il movimento, sotto la spinta di migliaia di simpatizzanti, si è ufficialmente registrato come libera associazione culturale di categoria senza scopo di lucro, denominata :“Federazione Nazionale Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti.”
Gli innumerevoli dibattiti avvenuti su mezzo mediatico hanno portato ad individuare ed istituire una rosa di questioni centrali ed imprescindibili, per rilanciare e ricostruire una professione gravemente lesa e vilipesa dai luoghi comuni che hanno promosso una legislazione sconsiderata ed influenzata dalle affermazioni demagogico-populiste di alcuna politica e dagli stereotipi dei “padroni di casa” dei talk show nazionali.
Tra le numerose argomentazioni affrontate, riteniamo IMPERATIVO rimembrare che la selvaggia deregolamentazione delle tariffe, operata nell'ambito di una categoria già fortemente in esubero rispetto alle esigenze di mercato, abbia compromesso in maniera gravissima i diritti e la dignità dei lavoratori autonomi professionisti che, allo stato attuale, nonostante siano laureati, vincitori di concorso di abilitazione di Stato, spesso pluri-specializzati, con qualche master alle spalle, iscritti a un Ordine professionale, e dunque soggetti a rigidi regolamenti deontologici, sono l'unica categoria sociale che non gode più di nessun criterio di proporzionalità tra retribuzione e lavoro, così come invece avviene attraverso i minimi salariali per tutti i lavoratori delle società civili del Pianeta.
V’è ancora da porre l’accento su un dato di fatto: gli architetti in Italia sono più di 1/3 di tutti gli architetti dell’Unione Europea, sono il QUADRUPLO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA, sono in rapporto di 1 ogni 400 persone mentre la media mondiale è di un Architetto ogni 3760 abitanti. Nel 2008 addirittura il 40,4% degli architetti europei era italiano e in un solo Ordine professionale di una sola provincia italiana, ci sono più architetti di quanti siano i NOTAI di TUTTA ITALIA, cui devono aggiungersi gli ingegneri che sono 1/3 in più. Ma, solo in Italia A QUESTI GRANDI NUMERI dobbiamo aggiungere altri grandi numeri, perché solo in Italia accade che a svolgere le stesse funzioni - per un paradosso legislativo storico di proporzioni incommensurabili cui non si è mai posto fine - ci siano anche i tecnici con il solo diploma di scuola media superiore: geometri, periti industriali, periti agrari, etc.,con un sovrannumero SPAVENTOSO, 1 tecnico ogni 93 persone, molto sopra la necessità di “mercato”.
Con tale enormità di persone aventi la presunzione di possedere le medesime competenze tecniche, reali o fasulle che siano,(è il legislatore che deve definirlo) in un mercato barbaramente selvaggio, proporre di liberalizzare ancor di più, pare come inserire il coltello nella piaga dolente di chi è già gravemente ferito. Un atto di “macelleria sociale” molto lesivo per la categoria e per la collettività, che diviene esposta, dopo l’improvvida deregolamentazione, a regole che prescindono da quelle morali e deontologiche, ma che diventano piuttosto quelle del “Far West”, regole o non regole che ammettono come unica direttiva, quella della mera, spietata sopravvivenza, con ogni mezzo, lecito o illecito che sia.
Un’amara considerazione è d’uopo: se nel 1968, nel 1977, nel 1990, nel 2003 e nel 2010 “le rivolte universitarie”, invece di chiedere di “regalare” un’Università di bassa qualità a tutti, e quindi massificare e di mercificare la cultura, si fossero fatte richieste per un’Università di alta qualità e che formasse eccellenze professionali in tutti i settori e che fosse più vicina al mondo del lavoro, oggi non ci sarebbero diverse decine di Facoltà e distaccamenti vari in ogni città o paesino, che tra l’altro sono per le tasche dei cittadini un gravame di 4,9 mld di euro! In tal caso non avremmo avuto “mendicanti” professionisti che hanno speso parte della loro vita per acquisire un titolo inutilizzabile; avremmo invece professionisti più preparati ed utili per la collettività.
La “laurea per tutti” e ad ogni costo è un errore macroscopico che fa pagare un caro prezzo in termini di credibilità del sistema Paese, senza contare gli enormi costi sostenuti dalle famiglie, assolutamente ingiustificati, per far laureare dei figli futuri inoccupati!
Sembra opportuno far ancora notare al gentile Rappresentante di partito, che la liberalizzazione deregolata in atto con le ultime legislazioni ha portato ad una trasformazione degli studi professionali in fabbriche “cinesi” del progetto, in cui il titolare, ormai imprenditore e speculatore del mercato, avulso dalla conoscenza e coscienza di cui per obbligo morale ed istituzionale è fornito il professionista, ed estraneo nel maggiore dei casi ai codici deontologici, protende alla semplicistica speculazione imprenditoriale e al più spinto profitto economico.
In tutta onestà intellettuale, è assolutamente doveroso affermare con forza, che non è questa la vocazione culturale e morale dei professionisti italiani, che si vedono costretti, forzosamente e per necessità contingenti, ad accettare la trasfigurazione e la distorsione del loro compito istituzionale, etico e civico, per imposizione di “leggi”, intimate da un primitivo “mercato” totalmente deregolamentato.
La parte equilibrata delle menti pensanti di questo Paese NON CI STA!
Il decisore, annebbiato da una obsoleta dottrina ideologica e demagogica che concepisce i laureati, abilitati con esame di Stato, ed iscritti ad un Ordine professionale, come una “corporazione”, ha operato una  trasfigurazione INVOLUTIVA di quella che è invece una CATEGORIA SOCIALE; una storpiatura che stravolge i princìpi e i cardini su cui si reggono le società evolute, democratiche, meritocratiche e civili.
Svolgiamo, a differenza di altri professionisti, prestazioni che sono d’imprescindibile utilità pubblica, capaci di influenzare gli scenari economici nazionali e globali, la vita e il lavoro di milioni di persone!
Un architetto-ingegnere quando sbaglia od esegue frettolosamente una prestazione, perché sottoposto alle selvagge regole di un mercato spietato, LEDE GLI INTERESSI e MINA LA SICUREZZA GLOBALE ed i VALORI DI TUTTA LA COLLETTIVITA’ !
TUTTO, QUALUNQUE COSA CHE CI RENDA CIVILTA’ EVOLUTA è MERITO DELL’APPORTO INTELLETTIVO E CULTURALE DEGLI ARCHITETTI E DEGLI INGEGNERI.
La politica attacca pedissequamente la categoria più utile alla nostra civiltà:
Tutto, qualunque cosa che serva un qualsiasi cittadino residente o non residente nella nostra Italia O NEL MONDO, è stata ideata, progettata, computata, calcolata e diretta da ARCHITETTI o da INGEGNERI o in genere da tecnici professionisti: le strade che ogni giorno percorriamo; le piazze che ogni giorno viviamo; gli edifici e le case dove abitiamo, i palazzi ove ci rechiamo per lavoro; gli ospedali e le cliniche ove curiamo le malattie; i negozi e i centri commerciali dove ci rechiamo per fare la spesa o per il tempo libero; i parcheggi dove ogni giorno fermiamo le nostre auto; le fabbriche che permettono che centinaia di migliaia di persone possano lavorare e produrre; gli uffici pubblici e privati che permettono le attività normali di una civiltà; i ponti che ci fanno superare le discontinuità territoriali e morfologiche; le condotte idriche e i sistemi fognari che permettono il nostro livello di civiltà; gli impianti tecnici, tecnologici e termotecnici, che ci riscaldano d’inverno o ci raffrescano d’estate e soprattutto ci danno la luce e l’energia elettrica per vivere; i monumenti e le chiese che permettono l’aggregazione sociale, gli scambi culturali, il turismo colto, le attività religiose; etc.
E’ opportuno rendere comprensibile al Legislatore come si debbano formare i compensi professionali degli ingegneri e degli architetti, ed è d’obbligo precisare che questi debbano sempre essere proporzionati ed in rapporto con i principali elementi che influiscono sullo svolgimento dell’attività professionale:
a)            i tempi necessari all’espletamento della prestazione e di tutte le attività ad essa rigorosamente annesse; spesso lunghissimi, anche per l’inevitabile interfacciarsi con numerosi pareri e colloqui con funzionari e dirigenti degli Enti imputati alle approvazioni delle autorizzazioni edilizie;
b)            il background formativo-culturale necessario a svolgere le attività;
c)            i costi di gestione di uno studio professionale :
c1)          l’acquisto di software e relativi aggiornamenti periodici: sistema operativo, software elaborazione testi, cad, software impaginazione grafica, software per grafica tridimensionale; software motore rendering per restituzione foto realistica; software per fotoritocco immagini; software di calcolo strutturale, software calcolo termico e certificazioni, software calcolo acustico, software per la sicurezza di cantiere e nei luoghi di lavoro, software calcoli ponteggi, software computi metrici, etc., etc;
c2)          l’acquisto di hardware e relativi aggiornamenti, computer, stampanti, plotter, monitor, hd interni ed esterni, schede video, fax, u.p.s., router, scanner, fotocopiatrici, etc;
c3)          l’acquisto di consumabili: toner, tamburi, cinghie di trasmissioni, testine, cartucce inchiostro, carta, cancelleria, etc.;
c4)          l’acquisto di strumentazione: teodolite, macchine e camere digitali, metro laser, etc.;
c5)          i canoni e bollette: bollette a.d.s.l., corrente elettrica, acqua, riscaldamento, condominio, tarsu, affitto dello studio, telefono, fax, etc;
d)            i corsi di aggiornamento professionale e relativo dispendio di tempi e costi non retribuiti, libri di settore,  riviste di settore, etc.;
e)            la mancata continuità temporale degli incarichi del lavoratore autonomo;
f)             i tempi impegnati per assolvere la prestazione, che portano necessariamente alla rinuncia ad altri lavori;
g)            l’eventuale malattia, e l’infortunio;
h)            le giuste ferie;
i)             la pensione di vecchiaia;
l)             l’incertezza del reale introito;
m)           le indennità di rischiosità d’errore proprio o d’errore di terzi e dunque devono essere rapportate al rischio, sia sotto il profilo civile che penale, al quale in special misura gli ingegneri e gli architetti sono esposti quotidianamente;
n)            le enormi responsabilità nei confronti della collettività.
In sintesi si reputa opportuno ricordare chi sono – e chi non sono - gli architetti e gli ingegneri liberi professionisti:
non sono notai e non sono farmacisti, perché non esiste un limite numerico alle aperture dei loro studi professionali (regola che invece dovrebbe esistere in una società che investe risorse in maniera utile e razionale, verificando l’equilibrio tra domanda ed offerta); non hanno il potere contrattuale degli avvocati; non sono le grandi società partecipate dallo Stato, per le quali era ed è corretto liberalizzare un mercato ingabbiato da predeterminazione numerica o dalla mastodontica capacità economica degli unici concorrenti; non sono una casta e neppure una corporazione, sono semplicemente una categoria sociale che allo stato attuale è oberata da doveri e da obblighi ed assurde responsabilità, ma al contempo è assolutamente priva di diritti.
Mediamente essi svolgono non meno di 12 ore di lavoro al giorno, in molti casi, in prossimità di scadenze, lavorano anche di notte, arrivando a toccare in poco più di un giorno le 18 ore lavorative che altre categorie svolgono in una settimana, e senza godere, come queste ultime, di ferie e malattie pagate, pensione assicurata, trattamento di fine rapporto certo, essendo invece “portatori sani” di : incertezza del lavoro, responsabilità sproporzionate anche per conto di terzi, (e quarti, etc.), l’onere e i costi di ogni incombenza e di ogni necessità di uno studio.(come già indicato)
Non hanno alcuna benché minima certezza di riscossione delle retribuzioni/compensi dovuti per lo svolgimento del loro lavoro; vivono alla giornata e devono barcamenarsi in una giungla di leggi e “leggìole” che li rendono assolutamente “ricattabili” ottimamente non solo dalla committenza, ma dai dirigenti pubblici, dalla politica, dai funzionari, dalle amministrazioni etc.; tutto ciò a causa di una legislazione così cavillosa e spesso incongruente e contrastante che sfiora l’inverosimile e non in minor misura a causa della indefinitezza e della mancanza di confini delle responsabilità rispetto alla Direzione dei Lavori e alla Coordinazione sulla Sicurezza e non di meno a causa della lunghezza biblica della giustizia italiana. Oggi giorno i professionisti piuttosto rinunciano ai compensi anziché imbarcarsi in un iter processuale lunghissimo e tedioso, colmo di ostacoli, di trappole e di follie.
Il 95% di essi non si arricchisce, salvo che non sia colluso con la mala politica o con gli amministratori pubblici, o che abbia filiere di studi o “fabbriche” del progetto con “manovalanza intellettuale” gratuita o sfruttando le c.d. “false partite iva”.
Sono sottoposti a controlli infiniti da parte di qualunque istituzione, assumono responsabilità civile e penale anche e soprattutto per errori altrui(operai, impresa, committente ecc.). (Pazzesco!)
Se poi si ammalano, a differenza dei dipendenti, non solo sono impossibilitati a lavorare, ma non guadagnano nulla, dovendo però ugualmente corrispondere le tasse e risultare “congrui e coerenti” con i miopi “studi di settore” che presuppongono invece si abbia una salute “di ferro”, ci si imbatta, con una fortuna da guinness dei primati, sempre in una committenza corretta, in una amministrazione pubblica che sovrintende il processo approvativo, veloce ed onesta, e che soprattutto si abbia una continuità e periodicità degli incarichi, quasi come se si costruissero case, palazzi e realizzino ristrutturazioni con la stessa frequenza con cui gli utenti vanno dal medico per un mal d’unghia o dal farmacista ad acquistare aspirine!
Se si guasta il pc o un software o una periferica o la rete internet o non funzionano i riscaldamenti, non fanno sciopero, né “fanno festa” perché rimangono a casa, e neppure gli è riconosciuta ugualmente la giornata lavorativa, né tanto meno poi aspettano serenamente “Babbo Natale” che con i soldi della “Befana” o di “Pantalone”, ripara i guasti in maniera gratuita! 
In genere annualmente oltre il 30% del loro lavoro non viene mai retribuito e solo pochi tentano di riscattarlo, perché le spese da affrontare preventivamente, sono spesso più alte di quanto si debba recuperare; perché ad esse si sommano le lungaggini storiche della giustizia italiana e ad esse si somma ancora l’amara considerazione e il rischio di una giustizia sommaria e spesso parziale, scritta con razio ideologicamente contraria alle professioni intellettuali, liberali e produttive del Paese.
Dopo questa disamina, anche se mordente della realtà dei fatti, in cui versa l’intera categoria sociale di questo ramo dei professionisti intellettuali italiani, vorremmo invitare il rappresentante politico nazionale e il legislatore a considerare le nostre richieste, che sottoponiamo dopo accurata selezione.
In qualità di liberi professionisti informati, di donne, di uomini, in qualità di cittadini onesti, e soprattutto di cittadini consapevoli,
ben lontano dall'essere una casta di privilegiati, come nell’immaginazione fumettistica di qualche utopista della politica, o di qualche “sovrano” delle trasmissioni mediatiche;
dopo aver assistito, scioccati,
alla depauperazione della professione intellettuale a favore di un barbaro capitalismo che disconosce i valori intellettivi, etici, e culturali della società,
alla marginalizzazione degli ingegni e delle capacità culturali del Paese,
alla svendita del territorio ai faccendieri e al contestuale asservimento dei professionisti alla speculazione edile,  
alla perdita dei valori morali verso le logiche governate dal selvaggio mercato capitalista,
a leggi o proposte che favoriscono l’uso personale del potere pubblico,
ci rivolgiamo al M5S fiduciosi, vista la drammatica situazione in cui versa la nostra categoria, di vostre proposte che abbiano in considerazione quanto appresso espresso e commentato, e nel rimembrare il concetto di ideologia, che rappresenta il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale, vogliamo sottolineare a gran voce che, in qualità di gruppo sociale, i princìpi e le ideologie che muovono la Federazione Nazionale Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti, brevemente possono racchiudersi nei seguenti punti, sulle cui risposte, che saprete darci, matureremo la nostra convinzione politica, giacché si tratta di argomentazioni di interesse della collettività e non soltanto di categoria e poiché con la loro puntuale attuazione si risolverebbero molte delle contraddizioni e dei paradossi che ledono visibilmente gli interessi nazionali:
1) Siamo fermamente contrari alle scellerate liberalizzazioni, se applicate alle categorie sociali e soprattutto ai professionisti intellettuali;
2) Le liberalizzazioni generano incertezza per il presente e per il futuro, fanno perdere i diritti acquisiti, i riferimenti morali, deontologici e costituzionali, rendono estremamente pericolose le delicate prestazioni dei professionisti;
3) Siamo per il ripristino e il relativo controllo sull’applicazione delle Tariffe minime di dignità e di garanzia di qualità, così che il relativo esborso di tasse venga effettuato a monte e senza alcuna possibilità di contraddizione o di incongruità o incoerenza con gli “studi di settore”;
4) Siamo per la differenziazione netta tra attività professionale e attività commerciale o d’impresa, perché i professionisti non vendono ma esercitano attività intellettuale mai pedissequamente clonabile. Le logiche dello svolgimento delle professioni intellettuali non sono minimamente equiparabili alle logiche di mercato. La prestazione intellettuale mai può essere paragonata ad una merce di scambio.
La sostanziale differenza tra chi rende un servizio intellettuale e uno commerciale è lampante anche agli occhi di chi non vuol vedere : mentre il cittadino è in grado di distinguere la differenza tra prodotti di consumo ed è dunque capace di giudicarne il prezzo e stabilirne l’effettivo valore, diversamente NON È IN GRADO di riconoscere una prestazione intellettuale errata, fasulla, o frutto di un “copia-incolla”, da quella onesta e seria, rispettosa di tutte le migliaia di leggi nazionali, statiche, urbanistiche, di sicurezza, termiche, acustiche, impiantistiche ecc.; e mentre è lecito per un commerciante proporre a basso prezzo un prodotto più scadente, NON è LECITO per un professionista proporre prestazioni scadenti o insufficienti pur di ribassare il prezzo: sarebbe come ledere gli interessi di una collettività, che nonostante fosse estranea al processo di contrattazione professionista-cliente, di fatto subirebbe i danni da prestazioni rese col massimo ribasso!!
5) Siamo per la formazione di un’ideologia di pensiero che porti nuova e decorosa qualificazione nei confronti delle professioni intellettuali del Paese, inquadrate finalmente come risorsa morale, intellettuale : indispensabile per la crescita, per lo sviluppo e per la formazione dei valori dell’intera Nazione;
6) Ci opponiamo con forza alla visione meccanicistica e consumistica della società basata esclusivamente su stili di vita asserviti al mercato; auspichiamo il ritorno ai valori civili, al rispetto delle energie intellettuali e culturali Italiane ed Europee;
7) Ci opponiamo con forza alle logiche del capitalismo incolto, parassita ed illetterato; alle logiche dell’affarismo scellerato, che permette ai faccendieri di scalare vette inimmaginabili mediante illeciti accordi e furberie. Un capitalismo becero, anti meritocratico, capace di distruggere il grado di civiltà, di sviluppo, e che strappa via le radici etiche del popolo italiano, conquistate con enormi sacrifici nei secoli passati;
Liberalizzare le professioni intellettuali è stato un imperdonabile e grossolano errore, un abbaglio commesso in primis da demagoghi della politica che, verosimilmente, avendo scarso approccio con il lavoro che si svolge lontano dalle poltrone dorate su cui siedono, impregnati di luoghi comuni da bar,(non da indagini mirate alla reale conoscenza statistica dei fatti) poco inclini all’autentica comprensione e all’effettivo approccio alle problematiche dei professionisti, sono riusciti a partorire un abominio che continua a mietere “vittime”, non tanto nell’ambito della categoria sociale (non corporazione!) dei liberi professionisti, ma nei confronti della società tutta, che fruisce delle indispensabili prestazioni intellettuali degli ingegneri e degli architetti.
L’AGGRESSIONE LIBERISTA ALLA NOSTRA SOCIETA’ genera la follia e lo strapotere delle grandi lobby speculative, costruisce i presupposti di un regime dittatoriale esercitato dallo sterile ed ottuso potere del capitale ! IL LIBERISMO SFRENATO STA DISTRUGGENDO LE ECONOMIE GIA' CONSOLIDATE e che producono PIL, CON PROMESSE tanto allettanti quanto fasulle di nuove opportunità lavorative veloci e SENZA REGOLE!
La FEDERAZIONE, interessata alle nuove proposte di rinnovamento del Paese, vuole conoscere in proposito la Vostra posizione nei confronti di quell'esercito di oltre mezzo milione di professionisti tecnici fortemente danneggiati dalle paradossali riforme delle professioni, operate dai governi di IERI e di OGGI.
Nei programmi politici viene sistematicamente IGNORATA o marginalizzata la “questione professionisti”. Siamo da troppo tempo ormai esclusi dai tavoli della concertazione delle parti sociali: auspichiamo dunque una risposta ufficiale ed una posizione netta rispetto alle nostre istanze.
I professionisti hanno finalmente preso coscienza del loro considerevole valore sociale: i professionisti dicono basta a frammentazioni in piccole sigle ognuna con idee o con ricette differenti.
I professionisti finalmente parlano una sola lingua, la lingua della serietà, della competenza e dell'informazione responsabile. I professionisti hanno l'onere e il compito di informare i cittadini e di indirizzarli verso scelte politiche razionali ed efficaci, perché i professionisti sono quelli, che più del comune cittadino, comprendono e vivono la realtà dei fatti, conoscendo legislazione, norme, cavilli, sentenze, tecniche e verità!
Chiediamo di introdurre ed implementare le riforme per il rinnovamento morale e sociale del Paese con i seguenti punti, la cui annessione ai Vostri propositi elettorali verrà considerata, inderogabilmente, come “conditio sine qua non”, per avere ancora, o non avere, fiducia nella Politica Nazionale che ambisce rappresentare e governare milioni di cittadini italiani.
 
Seguono : LE CONDITIONES POLITICHE DELLA FNAILP
 
 
 
 
 
 

LE CONDITIO POLITICHE DELLA FNAILP
1)            Abolizione della “liberalizzazione” selvaggia quando essa è applicata alle categorie sociali e professionali; sia per quanto riguarda l’accesso alla professione, già estremamente liberalizzato oltre ogni limite, sia per ciò che concerne le “retribuzioni tariffarie minime”;
2)            Modifica della costituzione con inserimento del concetto di “reddito minimo di cittadinanza”, di “minimo salariale insindacabile” e di “tariffe minime di dignità e di qualità’ o “Soglie di Anomalia di Sconto”, per ogni categoria professionale autonoma e su molte attività non ordinistiche, sulle quali si pagheranno le esatte, corrispondenti  tasse (non presunte dagli “studi di settore”!);
3)            Applicazione Tariffe Minime di stato o “Soglie di Anomalia di Sconto” (o di tariffa) x tutte le professioni ordinistiche con pagamento non al professionista, ma tramite bollettino con prelevazione immediata delle tasse da parte della banca. CONTROLLO a campione sull’applicazione dei minimi. SANZIONI agli iscritti che non li applicassero.
 
Misure Urgenti per il rilancio della libera professione Tecnica e per la tutela della collettività.
 
 
 
 
 
 
 
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Verranno individuate le “soglie di anomalia” rispetto al tariffario, al di sotto delle quali il professionista che volesse applicare maggiori sconti, dovrà produrre una adeguata analisi dettagliata dei costi, a giustificazione del ribasso rispetto ai minimi, e dovrà sottoporre la prestazione ad accertamento sostanziale da parte di una Commissione di Controllo appositamente creata all’interno degli Ordini professionali, o del Consiglio di disciplina, con spese a carico del professionista.
                Il tariffario (o Soglie di Anomalia di Tariffa) degli architetti/ingegneri e quello dei geometri deve essere di pubblica visione, esposto e visionabile nello studio professionale dell’iscritto, in tutti gli Ordini e collegi  professionali, nonché presso gli Enti pubblici di competenza.
                Gli Ordini professionali, i Collegi nonché tutti i Comuni, dovranno disporre di una pagina web gratuita per il calcolo online delle spettanze professionali.
                Sarà obbligo, per le prestazioni già rese, presentare la fattura presso gli Enti competenti al deposito e alle approvazioni delle pratiche professionali: ad ogni progetto/richiesta/deposito/trasmissione presso un qualsiasi Ente, dovrà  corrispondere una fattura del professionista, il cui importo dovrà essere proporzionale al valore-importo dei lavori.
                Il valore-importo dei lavori sarà calcolato mediante le varie Determinazioni Dirigenziali Regionali o computo metrico da Prezzario Regionale aggiornato ed accettato dalla committenza. Per tutti gli elaborati Progettuali da presentarsi agli Enti, e prima della loro presentazione (Progetto Architettonico, Progetto Strutturale, Relazione Paesaggistica, Progetto della Sicurezza, Progetto Termico, Progetto acustico, Progetto impianti elettrici, Certificazione/Qualificazione energetica, ecc.) il committente dovrà corrispondere al professionista un primo acconto, di importo non inferiore al 30% dell’importo totale della parcella. Il dirigente tecnico preposto, dovrà verificare che vi sia, tra gli allegati da depositare, la fattura del primo acconto: in assenza, la pratica si ritiene respinta o sospesa fino a quando tale documentazione non verrà integrata. Tale norma potrà temporaneamente derogarsi solo se vi fosse la dichiarazione del professionista che finalizzi la prestazione ad una permuta immobiliare ovvero ad una intenzione di compravendita a terzi. In tal caso la corresponsione del 30% di acconto sulla tariffa minima dovrà avvenire in seguito al trasferimento o alla promessa di trasferimento al nuovo proprietario, che sottoscriverà, con il professionista prestatore d’opera, il disciplinare tecnico d’incarico.       
                Il committente non potrà procedere all’alienazione del bene oggetto di prestazioni professionali prima che queste vengano totalmente saldate al professionista prestatore d’opera intellettuale.             
                Il progettista può sospendere i lavori dell’opera di cui detiene le proprietà intellettuali e chiedere l’ingiunzione di pagamento qualora non retribuito.
                L’Ente pubblico, ai fini dell’accettazione del Collaudo Tecnico Amministrativo o della dichiaraizone di “fine lavori” e per la richiesta di agibilità/abitabilità, richiede la ricevuta del saldo finale della prestazione, nonché la dimostrazione del saldo di tutte le notule professionali (congrue con l’applicazione esatta delle tariffe minime) riguardanti : la progettazione architettonica, strutturale, la direzione dei lavori, la coordinazione della sicurezza in fase di progetto e in fase di esecuzione, la progettazione termica ed acustica, le certificazioni energetiche, etc.
                Calibrazione degli studi di settore sulle tariffe minime professionali. L’Agenzia delle Entrate e gli Agenti della Guardia di Finanza controlleranno annualmente le pratiche presentate presso gli Enti competenti e ne verificheranno la congruità tra fattura e minimi tariffari (o Soglie di Anomalia Tariffe) calcolati in base al valore-importo delle opere; l’eventuale incoerenza  varrà  come  presunzione  di  evasione  fiscale, con onere della prova a carico del professionista.
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1,2,3) Perché a causa delle selvagge liberalizzazioni, in condizione di esorbitante soprannumero di professionisti sul mercato, si crea un’indigenza di categoria che, nell’intento della sola ricerca della sopravvivenza, spinge i professionisti a svolgere prestazioni ai limiti dell’incredibile, dell’inaccettabile; uno “tsunami” di dimensioni catastrofiche si abbatte sulla società, un bomba ad orologeria che già provoca e provocherà danni incalcolabili : calcoli strutturali non verificati, calcoli termici ed acustici integralmente copiati, certificazioni energetiche fasulle, progetti irrispettosi della normativa urbanistica locale o nazionale, piani di sicurezza copia/incolla, direzioni dei lavori inesistenti, collaudi statici in corso d’opera fasulli, verifiche di sicurezza inventate, “disperati” chiamati comunque tragi-comicamente “casta”, che pur di lavorare, son disposti a qualunque espediente, a qualunque deroga alle regole, a qualunque meschina retribuzione. Condizione che può avere la sua ragione d’essere anche in chi svolga il doppio lavoro, per cui avendo stipendio e pensione assicurati, accetta il lavoro come un hobby, senza alcuna necessità di percepire il giusto guadagno!
 
- Perché devono necessariamente esistere delle Soglie di Anomalia di Tariffa, oltre le quali la prestazione:
a) lede la dignità del lavoratore;
b) lede la dignità di categoria professionale;
c) contravviene i disposti del codice civile art.2233;
d) contravviene l’art. 36 della costituzione italiana;
e) viene configurata come sfruttamento del lavoratore (“manovalanza intellettuale”)art. 603 bis codice penale ;
f) contravviene l’art. 28 del D.lgs. 10.09.2003 n. 276 configurandosi come attività di somministrazione di lavoro fraudolenta;
g) Contravviene i disposti dei Nuovi Codici Deontologici degli architetti e degli ingegneri depositati presso il Ministero di Grazia e Giustizia;
h) assume alta probabilità che sia errata, insufficiente, scadente ed irrispettosa della normativa tecnica, di sicurezza, statica, termica, urbanistica, fiscale, dunque dannosa e pericolosa per la committenza e per la collettività;
 
- Perché il metodo della “tariffa a piacere” imposto dalle orbe liberalizzazioni, genera evasione fiscale certa ed inaccertabile.  Con tariffe previste per legge invece, vi sarebbe L’ESATTO ESBORSO DI TASSE, senza alcuna possibilità di evasione. Per categorie come gli architetti, gli ingegneri ed i geometri, le cui prestazioni rimangono depositate presso gli enti praticamente per sempre, un qualsiasi controllo in qualsiasi momento potrebbe evidenziare la congruità o incongruità di ciò che viene dichiarato con le tariffe minime( o soglie di anomalia di tariffa); è assurdo rinunciare ad un così immediato ed efficace strumento di verifica!;
 
- Perché il mercato selvaggio non è meritocratico, ma pone sul piedistallo della “piazza” chi, per ragioni assolutamente differenti dalla professionalità, e dalle capacità, sfrutta situazioni congiunturali casuali o di prevaricazione del mercato mediante illeciti espedienti, amicizie o furberie. Le liberalizzazioni creano situazioni scandalose del tipo : l’architetto raccomandato dall’Ente preposto alle autorizzazioni o dal politico di turno, trovandosi in una situazione di monopolio del “mercato”, può applicare tariffe molto superiori alle minime, mentre l’architetto, anche più bravo e più serio, però contrario agli illeciti, alle collusioni e al malaffare, in un mercato ultraliberista e senza regole, non riesce NEMMENO A SOPRAVVIVERE;
oppure l’ingegnere/architetto ormai divenuto faccendiere, TOTALMENTE incapace di svolgere la professione, ma capace solo di commissionarla e di rivenderla, come un commerciante di prestazioni altrui, apre lo studio di ingegneria al centro della via principale del Paese e avvalendosi di amicizie politiche, e istituzionali, sfruttando la certezza che nessuno verrà a controllare i servizi professionali su cui pone soltanto una semplice firma, sfruttando ancora professionisti più bravi ma meno agganciati al perverso “sistema” di controlli e di autorizzazioni, riesce a monopolizzare il mercato e a proporre prezzi così esigui che presuppongono prestazioni redatte da “manovalanza” intellettuale gratuita, o di bassissimo costo, come un venditore che vendesse prodotti rubati. Questa indecenza accade già da decenni, ma che non ci sia l’avallo di una legislazione che addirittura la sponsorizzi e la legalizzi!
 
- Perché il cittadino e la collettività vengono estremamente penalizzati dalla incertezza delle qualità prestazionali intellettuali e vengono disorientati dalla vastissima differenziazione di tariffe in un “mercato” in cui le prestazioni possono svolgersi in mille modi differenti e derogando alla legislazione in mille maniere diverse!;
 
- Perché il cittadino non possiede più dei parametri di prezzo entro cui orientarsi e oltre i quali preoccuparsi;
 
- Perché l’art.36 della costituzione cita : “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”;
 
- Perché l’art.2233 C.C. recita: “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione”;
 
- Perché i codici deontologici (morali) degli architetti e degli ingegneri recitano che: art. 39 “La richiesta di compensi, di cui all’art. 32, palesemente non proporzionati all’attività svolta, costituisce infrazione disciplinare.”; art. 4.4 codice deontologico ingegneri : "costituisce illecito disciplinare (oltre che nullità parziale del contratto) la violazione dell'art. 2233 c.c., secondo comma, in base al quale "in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione";
 
- Perché l’art. 28 del d.lgs. 10.09.2003 n. 276 individua il reato di somministrazione di lavoro fraudolenta e per il legislatore costituisce indice di sfruttamento la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo "palesemente" difforme dai contratti collettivi nazionali di lavoro o comunque sproporzionato rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, nonché l'approfittamento dello stato di necessità del lavoratore; per il 2013 in Germania è previsto un aumento del 19% mentre in Italia il Consiglio Superiore LLPP boccia il nuovo regolamento, il cd decreto parametri,  perché i compensi a base di gara superano le vecchie tariffe del 1949 ed aggiornate ma ferme al lontano 1987 !!! Una impostazione ideologica dei due Stati lontana anni luce. La Germania, eccellente modello economico e sociale e di riferimento per tutti gli Stati membri della comunità europee e l’altra, l’Italietta, appiattita da ideologie strumentalizzate dai media e da una miope politica prevenuta da concetti demagogici formati nelle sale d’attesa dei barbieri, i cui si suole raccontare miti e leggende metropolitane che vedono i professionisti quali “paperoni” della finanza e detentori di ricchezze!
 
- Perché il Governo Federale tedesco, non affetto come l’Italia da strabismo ideologico, e modello di eccellenza cui gli Stati europei fanno da sempre riferimento, ha da poco aggiornato le tariffe vincolanti degli ingegneri e degli architetti, dimostrando che sono uno strumento irrinunciabile per garantire la qualità delle prestazioni e tutelare gli stessi consumatori.
 
- Perché quella degli ingegneri e degli architetti è una professione di Stato regolamentata, in cui al momento delle iscrizioni universitarie, veniva prestabilito e sottoscritto, in maniera chiara ed inequivocabile, che tra i diritti acquisiti una volta divenuti professionisti, vi sarebbe stato anche quello di avere la garanzia ad un minimo inderogabile sulle prestazioni;
 
- Perché è una balla che l’Europa avrebbe chiesto le liberalizzazioni delle professioni intellettuali regolamentate: si tratta di una interpretazione giornalistica faziosa o comunque tristemente disinformata, di un ”uso ideologico del diritto comunitario”.
Tale mistificazione è stata denunciata il 7 marzo scorso a Bruxelles dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, il quale ha evidenziato come “I principi comunitari in materia di professione forense sono stati sistematicamente disattesi dal legislatore italiano. I Governi ed i Parlamenti che si sono succeduti dal 2006 ad oggi hanno fatto prevalere le regole della concorrenza su ogni altro valore, accreditando una concezione economicistica del diritto comunitario, e – peggio - facendo credere che gli interventi normativi via via effettuati fossero richiesti o imposti dal diritto comunitario”
Il diritto Comunitario opera un netto distinguo tra professione intellettuale ed impresa.
La verità è che le liberalizzazioni intese dall’Europa servono semplicemente a favorire lo svolgimento della professione e la circolazione di un professionista intellettuale di uno Stato Membro negli altri 26 Stati.
L’Europa non chiede di liberalizzare selvaggiamente il mondo delle professioni regolamentate, ma chiede innanzi tutto di tener conto delle loro identità e peculiarità nazionali.
Al contrario di come agisce l’Italia, la Corte di Giustizia europea, in tante pronunce (cfr. sentenze Arduino C-35/99 [1]; Cipolla e Macrino C-94/04 e C- 202/04 [2]; Commissione c. Italia del 29 marzo 2011), ha confermato la rilevanza delle regole concernenti le professioni, che svolgono una attività strettamente correlata con gli interessi dello Stato, ed ha legittimato le tariffe professionali, definendole come un mezzo per garantire il servizio reso ai cittadini dal punto di vista della qualità, dell’eguaglianza di trattamento e del dignitoso corrispettivo del lavoro professionale.
 
Riferendosi agli avvocati e dunque di riflesso alle altre professioni intellettuali regolamentate dello Stato, come quella dell’architetto e dell’ingegnere, considerando la maggiore lungaggine formativa e la indubbia maggiore difficoltà delle materie affrontate, nonché osservando la manifesta maggiore importanza dello svolgimento delle funzioni di queste ultime - che sono di interesse pubblico e collettivo - la Corte ha espresso altresì le seguenti importanti considerazioni, che giustificano la permanenza di un rigido sistema tariffario:
a) la difficoltà che i «clienti-consumatori» incontrano nel valutare la qualità dei servizi forniti in presenza di un’asimmetria informativa tra loro e gli avvocati,
b) l’esigenza di evitare che questi ultimi siano indotti - in un contesto come quello del mercato italiano, caratterizzato dalla presenza di un numero estremamente elevato di avvocati - ad un’offerta di prestazioni al ribasso, con il rischio conseguente di un peggioramento della qualità dei servizi forniti;
 
Nella sentenza della Corte di Giustizia del 29.3.2011, viene affermato che il sistema italiano delle tariffe massime inderogabili è pienamente conforme al diritto dell’Unione, e più in particolare alle regole di libera prestazione dei servizi e di libertà di stabilimento.
4)            Divieto di Svolgere Lavoro Dipendente se non con retribuzione tramite applicazione delle Tariffe Minime di congruità e di dignità sociale. I collaboratori dipendenti delle imprese edili o degli studi professionali, verranno retribuiti esclusivamente mediante applicazione della parcella professionale degli architetti e degli ingegneri o quella dei geometri, in base alla categoria d’appartenenza.
 
- Perché le imprese, approfittando della svalutazione e del soprannumero di “manovalanza intellettuale”, speculano sulla stessa, dettando condizioni di “mercato” spesso inferiori a quelle cui sono sottoposti gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, creando di fatto professionisti “schiavi” pronti a tutto pur di sopravvivere nella giungla del libero sfruttamento e delle liberalizzazioni; - perché qualunque lavoratore italiano deve avere il diritto e la dignità di percepire una retribuzione proporzionale al lavoro svolto, alle responsabilità e al background formativo e culturale;
5)            Collaudo amministrativo di fine lavori, nullo in assenza di dimostrazione del pagamento al professionista.
 
- Perché i collaudi delle strutture in cui vivono milioni di persone debbano svolgersi nel rispetto della legislazione nazionale e locale e non secondo le regole del selvaggio e pericoloso mercato;
6)            IVA sempre al 10% per tutte le professioni ordinistiche.
 
- Perché i professionisti non vendono merce, ma svolgono servizi intellettuali sempre differenti, mai sovrapponibili;
7)            Detrazione del 36% sulla Parcella del Professionista per ogni prestazione non soltanto per quelle relative alla ristrutturazione.
 
- Perché è un metodo efficace per far emergere il lavoro sommerso, ed incoraggiare i cittadini a rivolgersi al professionista e non a svolgere i lavori in nero attraverso le imprese compiacenti. Perché le superfetazioni del tessuto edilizio senza l’ausilio dei professionisti tecnici sono pericolose ed incrementano notevolmente il rischio di crolli o di incendi delle abitazioni. Far svolgere delle lavorazioni sotto il progetto, le calcolazioni, i computi metrici, i rilievi, le relazioni, i capitolati d’appalto, i contratti, il controllo e la supervisione di un professionista, significa avere certezze e garanzie di  svolgerli a termini di legge, di durata, di affidabilità, di risparmio, e di tutele rispetto all’impresa che dovrà svolgerli, nonché di serenità rispetto a terzi che potrebbero accampare eccezioni; chiamare un professionista è anche garantire le conformità alla legge nel rispetto della collettività.
8)            Approvazione del principio che le leggi squisitamente tecniche dovranno essere proposte ed approvate dopo il consenso degli ordini professionali tecnici con l’apporto delle federazioni/associazioni professionali che avessero la maggiore rappresentatività sul territorio.
 
- Perché è paradossale ed incoerente che vengano scritte leggi che riguardano aspetti spiccatamente tecnici da burocrati della politica che mai hanno vissuto e sperimentato dal di dentro un cantiere o che mai hanno progettato o diretto i lavori di un edificio.
9)            Certezza ed immediatezza dei compensi per i professionisti mediante : a) procedure abbreviate per il recupero crediti, b) decreti ingiuntivi non opponibili se vidimati dall’Ordine professionale nel cui organico della Commissione Parcelle vi sia un magistrato c) fideiussioni obbligatorie per la committenza quando fosse rappresentata da una SRL e oltre determinati importi.
 
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Nel caso di contenzioso tra professionista e committente ed in mancanza di contratto tra le parti e ove sia comunque dimostrato un avvenuto incarico, il giudice dovrà obbligatoriamente accogliere il decreto ingiuntivo e renderlo immediatamente esecutivo sulla base della tariffa minima e  previa vidimazione da parte dell’Ordine professionale.
La dimostrazione dell’incarico si ottiene:
a)quando siano stati presentati gli elaborati presso un Ente pubblico con firma congiunta del professionista e del committente;
b)quando anche in assenza di deposito degli elaborati presso un’Amministrazione, o in assenza di lettera d’incarico, dopo più di due solleciti al pagamento, dimostrabili attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o raccomandata a mano, il cliente non giustificasse le motivazioni del suo diniego;
                Il committente potrà opporsi al decreto ingiuntivo mediante atto di citazione per falso o solo qualora potesse dimostrare di aver già saldato la prestazione.
                In ogni caso di contenzioso tra il professionista ed il committente saranno da applicarsi obbligatoriamente le piene parcelle professionali.
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- Perché è inammissibile che i tribunali siano sovraccaricati di cause per decreti ingiuntivi opponibili per ogni cavillo o capziosità che possa “inventarsi” la committenza in mala fede. Perché i professionisti che vivono non di stipendio fisso, di ferie e di malattie pagate, non possono attendere le lungaggini comprovate della giustizia per poter introitare quanto serve per il loro sostentamento quotidiano.
10)          Fideiussione bancaria obbligatoria per la committenza quando sia superato un determinato valore su cui si svolge la prestazione.
 
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Nel caso d’incarichi il cui valore immobiliare desunto dal Decreto Dirigenziale Regionale sia superiore a € 150.000, ove la committenza fosse rappresentata da una società o da una  persona  giuridica  con  partita  iva,  con  esclusione  di  incarichi  affidati  da  altri professionisti, onde  garantire  il  compenso  professionale  anche  in  caso  di  fallimento  o  di alienazione  del  capitale  sociale  e  dei  beni  della  società,  è  fatto  obbligo  di  stipulare  una fideiussione  bancaria.
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11)          Proprietà Intellettuale dell’Opera: Il progettista può fermare i lavori dell’opera di cui detiene la proprietà intellettuale e chiedere l’ingiunzione di pagamento qualora non retribuito.
 
- Perché quella dei professionisti è l’unica attività cui non è riconosciuta la proprietà del “prodotto” fino a che esso non sia compensato/pagato. Per una qualsiasi attività commerciale, il cittadino che non dovesse pagare un prodotto, sarebbe giustamente costretto a restituire la “merce” e/o condannato per appropriazione indebita(646 c.p.)o indebito arricchimento(2041 c.c.); non è ben chiaro come mai soltanto per i “prodotti” che sono generati da intelletto e da background culturale, dunque per le prestazioni intellettuali, ciò non debba avvenire!
12)          Funzione magistratura degli Ordini professionali con annessione negli stessi di un Magistrato, per contenziosi che afferiscano problematiche tecniche e legate ai compensi professionali. In caso di contenzioso, le Parcelle vidimate da un Ordine Professionale non sono soggette ad ulteriore giudizio o conferma della Magistratura e sono INSINDACABILI.
 
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Assegnare competenza di magistratura di primo grado all’Ordine provinciale e di secondo grado per il CNAPPC o CNI relativamente ai contenziosi tra iscritti e committenza, previa annessione nei consigli giudicanti di un rappresentante della magistratura ordinaria.
L’Ordine professionale è l’Organo competente massimo riguardo qualsiasi problematica afferente i contenziosi relativi alle prestazioni professionali degli iscritti.
                Tutti i contenziosi con la committenza sia pubblica che privata, riguardanti la mancata applicazione delle parcelle, la disattenzione o la mancata qualità degli elaborati prodotti dal professionista, i requisiti minimi prestazionali che afferiscono la sfera di azione degli architetti e degli ingegneri civili edili, saranno giudicati previa annessione di un magistrato ordinario, dal consiglio dell’Ordine di appartenenza, che avrà funzione di magistratura di primo grado e dal CNAPPC e CNI che avranno funzione di magistratura di secondo grado. Gli attori del contenzioso dovranno comunque essere provvisti del loro avvocato difensore, nonché di un consulente tecnico di parte. Le spese di giudizio e d’ufficio per l’azione legale saranno attribuite alla parte dichiarata soccombente.
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13)          Obbligo nella media conciliazione per i contenziosi di ordine squisitamente tecnico, che il conciliatore debba essere scelto tra un Tecnico laureato quinquennale libero professionista con almeno 10 anni di esperienza professionale.
 
- Perché è assurdo sovraccaricare i tribunali di cause per le quali c’è necessità di nominare un CTU tecnico, spesso tra l’altro poco competente;
- Perché la buona intenzione del legislatore è stata calpestata e non ha avuto il buon esito previsto, in quanto è lapalissiano che per giudicare qualcosa che esula dal ramo del diritto, ma che è fondato su presupposti e problematiche vistosamente tecniche, è necessaria una figura giudicante esperta. I cittadini liberi devono aver il diritto di scegliere liberamente di esser giudicati in deroga ai cavilli legali spesso illogici e irrazionali, ed affidarsi ad un giudice squisitamente tecnico, perché in maniera meramente tecnica, possano  poter dirimere la questione;
14)          Introduzione delle licenze professionali (facendo salvi i diritti acquisiti di chi già fosse iscritto all’università, e chi fosse già laureato o abilitato, dunque valide solo per chi deve ancora iscriversi).
 
- Perché in una società che tenta diventare produttiva e di formare tutte le professionalità necessarie per lo sviluppo armonico del Paese, non ha senso avere “un professionista ogni 2 abitanti” e un professionista tecnico ogni 93 abitanti! Come non avrebbe senso una fabbrica con 100 dirigenti e 5 operai, o un esercito con 1000 generali e 10 soldati. Perché La concorrenza, con questi numeri, diviene giungla insana e pericolosa per il cittadino e per la collettività;
15)          Terzietà del professionista rispetto alle attività d’impresa: Divieto all’esercizio della libera professione per i titolari di imprese di costruzione e per i dipendenti delle imprese.
 
- Perché è pericoloso ed insano per la collettività che il controllore(progettista, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza)sia anche titolare d’impresa e dunque debba essere controllato da se stesso o da un suo dipendente, essendo evidentissimo il conflitto di interessi ai danni dell’utente finale della costruzione;
16)          Obbligo della redazione del fascicolo del fabbricato e del fascicolo dell’appartamento/ufficio/negozio.
 
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Il FASCICOLO DEL FABBRICATO è il documento tecnico con cui le agenzie di assicurazione classificano l'edificio ai fini di una assicurazione sui danni da calamità naturali. Ad un migliore stato di conservazione e a minori prescrizioni contenute nel Fascicolo del fabbricato corrisponderanno minor costi per la polizza assicurativa.
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- Perché sono strumenti indispensabili per la sicurezza e l’incolumità della collettività. I pericoli di crollo per eventi sismici o superfetazioni ed i pericoli legati agli incendi o esplosioni per impiantistica non a norma sono all’ordine del giorno e sono causa di devastazioni, di lacrime e sangue per il nostro Paese, oltre che di depauperamento;
17)          Pagamento della quota dell’Ordine e delle eventuali Sanzioni amministrative in proporzione al reddito.
 
- Perché è una regola legittima, democratica e civile;
18)          Le Sanzioni alle imprese potranno essere emanate dal Direttore dei Lavori e dal Coordinatore per l’esecuzione dei Lavori.
 
- Perché dare potere sanzionatorio già al Direttore dei Lavori eviterebbe problematiche di ordine legale ed aumenterebbe la sicurezza nei cantieri. Conferire maggiore autorevolezza alla direzione dei lavori comporterebbe una qualità urbanistica, edilizia, ed architettonica di gran lunga superiore allo standard attuale;
19)          Il Direttore dei Lavori o il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione di una costruzione, per la quale si sia già dato inizio formale ai lavori, non può essere sollevato dall’incarico se non per ragioni gravi e dimostrabili.
 
- Perché allo stato attuale con la legislazione vigente, la direzione dei lavori viene sollevata dall’incarico dal committente, sempre più spesso, per ragioni speculative legate alla volontà di attuare una scarsa sicurezza del cantiere, o di derogare su parti essenziali che riguardano la legislazione nazionale, a vantaggio della massimizzazione del profitto dell’imprenditore o del committente, traendone da ciò, la società e gli utenti o fruitori finali degli edifici, un danno di dimensioni non calcolabili.
20)          Obbligo da parte dei Dirigenti e Funzionari degli Uffici tecnici di collaborare con Cortesia, di Assistere e Velocizzare il Lavoro del Libero Professionista; e Responsabilizzare Dirigenti e Funzionari Tecnici per danni alle Imprese e ai Professionisti.
 
- Perché purtroppo è frequente il fenomeno sociale dell’uso personale del potere pubblico, che non solo crea delle nicchie o lobby di elargizione degli incarichi, ma tende a formare un ambiente chiuso in cui riescono a sopravvivere solo gli amici degli amici. Una miope legislazione, infatti, elargisce “superpoteri” ad una certa categoria di persone che detengono il pubblico potere, ed una assurda, illimitata discrezionalità!
21)          In tutti i luoghi di lavoro che ospitino lavoratori o comunque per tutti gli ambienti in cui vi sia la possibilità che vi sostino più di 10 persone (clienti o altro) contemporaneamente, v’è obbligo di assumere un RSPP scelto esclusivamente tra la categoria di architetti  e/o di ingegneri o geometri.
 
22)          Presenza obbligatoria dell’ingegnere o dell’architetto negli atti di compravendita a garanzia della congruità del progetto approvato con le norme urbanistiche di piano e nazionali, che ne verifichi i dati tecnici e catastali, pena loro nullità.
 
- Perché il notaio svolge la sola funzione di controllore degli atti di assenso e di verifica della documentazione della pubblica amministrazione. Accade sempre più di frequente che la stessa pubblica amministrazione commetta errori rilasciando licenze contro legge: tuttavia in tal caso il notaio, per mancanza di competenza in materia, non è in grado di effettuare un controllo di ordine tecnico e dunque si consumano degli illeciti urbanistici con grave danno economico per i cittadini acquirenti. La norma serve affinché non debba più accadere che un appartamento/edificio/immobile, in genere rogitato semplicemente perché dotato di tutte le autorizzazioni (permesso di costruire, certificato di agibilità/abitabilità, avvenuto deposito al genio civile, nulla osta della soprintendenza etc.), in seguito ad un accertamento tecnico, risulti invece abusivo in tutto o in parte o in contrasto con le norme edilizie, urbanistiche, o tecniche etc;
23)          Per gli atti di compra vendita immobiliare obbligo della presentazione della certificazione energetica e del certificato acustico dell’edificio, nonché del fascicolo del fabbricato e dell’appartamento.
 
- Perché chi acquista un immobile abbia la garanzia delle caratteristiche intrinseche qualitative e di sicurezza dell’immobile stesso.
24)          Qualunque consulenza, informazione, consiglio, assistenza, consulto, richiesta presso lo studio tecnico di un ingegnere e o di un architetto o di un geometra deve essere compensata/o mediante onorario fisso(da stabilirsi) e da versarsi  al momento dell’ingresso nello studio professionale. Il professionista terrà un registro nel quale inserire i dati del committente. Qualora ci fosse una ispezione degli agenti della GdF, il professionista dovrà dimostrare l’avvenuta registrazione e relativa fatturazione, pena sanzioni amministrative per il professionista e per il cliente.
 
- Perché qualunque lavoratore ha diritto a percepire un corrispettivo anche per una sola ora di lavoro, perché funziona così quando andiamo dal medico, perché anche la chiamata all’idraulico si paga! Un medico in un’ora di lavoro svolge anche dieci visite e percepisce compensi ad esse proporzionati; un ingegnere/architetto o geometra invece lavora e fa consulenze per ore, in maniera del tutto gratuita!;
25)          Ridefinizione delle Modalità Partecipative e di Attribuzione dei punteggi ai Concorsi  Pubblici
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a)            Abolizione dei concorsi di progettazione sulla base di preselezioni che tengano in considerazione la capacità economica, la mole di lavori svolti e la struttura economico- organizzativa dello studio. I professionisti iscritti agli ordini o ai collegi non possono partecipare a gare d’appalto né pubbliche né private che abbiano esclusioni proporzionali al prezzo delle prestazioni, o alla mole e agli importi di lavori già svolti o alla struttura economico-organizzativa dello studio; ma partecipano solo a gare parametrate in base al curriculum studiorum (specializzazioni, aggiornamenti professionali, corsi di formazione e soprattutto qualità delle prestazioni);
b) Elaborazione di criteri univoci, standardizzati, chiari, e non opinabili, validi su tutto il territorio nazionale, da attribuire sia ai partecipanti delle gare d’appalto concorso, che ai concorsi di progettazione e d’idee, sia per le imprese che per i progettisti;
c) Obbligo per le imprese che intendessero partecipare agli appalti-concorsi, di qualunque importo e categoria, della presentazione degli elaborati esclusivamente tramite un architetto o di un ingegnere libero professionista incaricato ed estraneo all’organico dell’impresa partecipante;
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- Perché le prestazioni dei professionisti non sono merce da svendere a ribasso o a peso come si stesse al mercato ortofrutticolo. Dovrebbe esser chiaro anche a chi è poco avvezzo ad approfondire la problematica, che le attività intellettuali degli ingegneri e degli architetti, se svolte per sopravvivenza e dunque nella giungla del libero mercato, lì dove i professionisti sono numericamente molto superiori a quelli delle altre nazioni civili, possono arrecare danni estremi alla collettività, in termini di sicurezza, in termini di vivibilità, in termini di mancato flusso turistico, in termini di danneggiamento dell’architettura e dell’urbanistica delle strade, delle piazze pubbliche, e dunque in termini di cattiva fruizione degli spazi pubblici;
26)          Architetti, ingegneri e geometri, detengono esclusiva e riservata competenza sulle pratiche energetiche ENEA per le detrazioni derivanti dall’applicazione di opere per il risparmio energetico. Rilascio di autorizzazione da parte dell'Ente solo dopo la transmissione, da parte del richiedente, di una attestazione di avvenuto pagamento al professionista incaricato.
 
- Perché è oltremodo paradossale e spiccatamente RIDICOLO che una qualsiasi signora Maria possa redigere i calcoli termici secondo le norme UNI 11300 e calcolare e trasmettere la quantità di CO2 o i dati di risparmio energetico conseguiti attraverso le formule di fisica tecnica e la legislazione vigente nel conseguimento per il rispetto delle politiche energetiche italiane e comunitarie;
27)          Architetti, ingegneri e geometri detengono esclusività di competenza su : Pos, Pimus, Valutazione Rischio Rumore e Vibrazione, Dvr.
 
- Perché è semplicemente assurdo che una documentazione tecnica, che presuppone approfondite conoscenze in svariati campi e in svariate discipline, possa essere redatta da impresari/faccendieri spesso con il solo diploma di scuola media;
28)          Abolizione delle inique sanzioni ai Coordinatori sulla Sicurezza
 
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Allo stato attuale si attribuisce ai coordinatori una responsabilità enorme anche e soprattutto per colpe non personali, addirittura per la mancanza dell’inutile fascicolo del fabbricato, o per qualunque LIEVE O LIEVISSIMA irregolarità rispetto ad un oceano di norme, leggi e leggine oltretutto in continuo divenire, contenute nel PSC o nel POS.
L’articolo 158 prevede ammende così spropositatamente alte e addirittura l’arresto fino a 6 mesi, come se fossero gli ultimi tra i delinquenti : una norma propria dei regimi totalitaristi, una assurdità che nulla ha a che fare con la sicurezza nei cantieri;
                Le sanzioni per i coordinatori danno forza al committente e alle imprese, gli unici veri detentori del potere economico e decisionale all’interno di un cantiere, e fanno sì che si generino delle risposte nettamente opposte all’intento prefissato dal legislatore ovvero:
             scarso interesse dell’impresa e del committente ai problemi della sicurezza: sapendo che il coordinatore sarà il primo responsabile, sussisterà scarsa propensione ad aumentare l’investimento in sicurezza durante i lavori;
             assurde, insensate ed illogiche sanzioni al professionista, addirittura penali, per non essere riuscito a convincere il committente, l’impresa e gli operai ad attuare ogni dettaglio previsto dall’oceano di leggi e leggine che imbrigliano nella burocrazia e non generano affatto sicurezza;
             diminuzione del potere decisionale dei professionisti coordinatori a causa della loro fragile condizione; i coordinatori, infatti, temono la richiesta di ispezioni e collaborazioni costruttive agli enti preposti alle verifiche sui cantieri, poiché hanno paura di ripercussioni sanzionatorie, ammende altissime e addirittura ipotesi di reati penali nei loro confronti. In questa maniera, viene a mancare quello che potrebbe essere un confronto utile tra professionista, impresa e gli enti preposti, che sono visti come organismi repressivi e punitivi e non protesi all’effettiva prevenzione degli incidenti sui cantieri;
             aumento spropositato del potere degli ispettori, che dispongono, data l’impossibilità constatata che un cantiere possa essere totalmente tenuto a norma, di un potere incontrovertibile;
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- Perché il committente, ovvero colui che ha potere economico e decisionale, sarà investito da responsabilità connesse alla mancata accettazione ed applicazione delle leggi sulla sicurezza, troverà conveniente assumere coordinatori di buon livello professionale, capaci di tutelare realmente i lavoratori, così da limitare eventuali problemi alla sua persona in seguito a possibili verifiche ispettive. Il coordinatore avrà possibilità di interloquire con gli organi di vigilanza, anche per pareri, consigli e valutazioni senza correre il rischio di essere sanzionato a priori. Il coordinatore manterrà una sua indipendenza decisionale nei confronti dell’impresa e non sarà in alcun modo legato alla responsabilità delle imprese, così che potrà fare il proprio lavoro in maniera serena e senza condizionamenti;
30)          L’ICI o l’IMU verrà parametrato e proporzionato anche al consumo energetico delle abitazioni, dedotto dalle Certificazioni Energetiche;
 
- Perché così si favoriscono l’utilizzo di fonti energetiche alternative, l’esecuzione di edilizia di qualità e rispettosa delle risorse naturali del pianeta;
29)          Certificato di agibilità/abitabilità rilasciato dalla Direzione dei Lavori.
 
- Perché così si velocizza e si snellisce l’iter burocratico amministrativo, eliminando ulteriori tempi di attesa per l’utente finale;
31)          Dare potere ispettivo tecnico nell’ambito degli uffici tecnici delle amministrazioni pubbliche, ai professionisti iscritti agli ordini professionali che avessero frequentato speciali corsi di formazione
 
- Perché c’è necessità di rendere più trasparenti i processi di approvazione delle pratiche tecniche così da ottenere anche un’implementazione della velocità di smaltimento delle stesse e la dissuasione all’utilizzo del potere pubblico a scopi privati
32)          Velocizzare le pratiche legate all’edilizia e all’urbanistica facendo risparmiare lo Stato, attribuendo ai professionisti autonomi molte funzioni attualmente svolte dai funzionari pubblici;
33)          Informatizzazione e digitalizzazione degli archivi cartacei degli enti pubblici, rendendo veloci ed economiche tutte le pratiche burocratiche, che dovranno essere in visione libera dei professionisti dell’edilizia con password dedicata;
34)          Presentazione pratiche e depositi tramite p.e.c. senza nessuna predeterminazione delle asseverazioni “inventata” dai dirigenti degli Uffici Tecnici, ma essenzialmente quelle previste dalla legislazione nazionale e locale: pratiche svolte sulla base della legislazione nazionale e territoriale regionale-comunale istruite a discrezione del professionista sia nella parte asseverativa che nella parte funzionale,  formale e progettuale;
35)          Riduzione dei tempi di attesa per le autorizzazioni amministrative;
 
32,33,34,35 perché è un’ottima maniera per accelerare l’iter burocratico amministrativo che frena la macchina economica del Paese;
36)          Abolizione della prescrizione presuntiva del compenso professionale;
 
- Perché è illogico che il professionista sia beffato volte: la prima perché deve attendere tempi interminabili affinché il committente gli “conceda” i pagamenti, la seconda è che dopo averli attesi con tanta pazienza rischia la prescrizione presuntiva del compenso, concretizzando dunque una doppia beffa;
37)          Netta ridefinizione e limitazione delle responsabilità del Direttore dei Lavori sempre più spesso utilizzate quale strumento di ricatto a scopo dilatorio o pretestuoso- mistificatorio per non compensare le prestazioni professionali.
 
- Perché è oltremodo sciocco ipotizzare che il Direttore dei Lavori possa essere responsabile di vizi o difetti che derivino dalla operatività e dalla manualità della messa in opera delle  finiture di un edificio, ed è lapalissiano a chi ne abbia stretta conoscenza, che non è possibile per la direzione dei lavori risultare presente ed essere vigile su ogni minima micro fase operativa necessaria alla costruzione/ristrutturazione di un fabbricato. Fin d’oggi abbiamo assistito ad attribuzioni di responsabilità e pretese assolutamente surreali, tendenziose e prive di qualunque fondamento logico e razionale. E’ evidente che si giudica la questione con occhi palesemente estranei alle difficoltà e alle peculiarità del lavoro edile nei cantieri. Il Direttore dei Lavori svolge le sue prestazioni nel novero delle attività intellettuali ed è dunque responsabile dei mezzi e non dei risultati, ovvero deve esercitare l’attività mentale e culturale al fine del rispetto della legislazione tecnica, urbanistica nazionale e locale nonché essere garante super partes del rispetto contrattuale dei capitolati e dei contratti d’appalto; deve inoltre  supervisionare e disporre, in armonia con il coordinatore della sicurezza, tutti gli apprestamenti che ritiene necessari, compatibilmente con il budget per la sicurezza approvato anche dalla committenza, affinché vengano resi il più possibile sicuri i luoghi e le fasi di lavoro. Deve essere ben chiaro al legislatore che il direttore dei lavori non esegue personalmente le opere con le proprie mani, né è tenuto a restare in cantiere per tutto il tempo necessario allo svolgersi di tutte le opere. Il Direttore Dei lavori esegue visite periodiche, personalmente o inviando un suo fiduciario. Il Direttore dei Lavori non è il direttore di cantiere, che è un operaio specializzato dell’impresa, appositamente designato per sorvegliare le fasi squisitamente operative, per essere presente ogni giorno in cantiere e per riferire ad entrambi i soggetti di eventuali problematiche tecniche, o economiche, e che cura esclusivamente gli interessi economici e commerciali della Ditta.
L’art. 3 del RD 25.05.1895 riguardante il “Regolamento per la direzione, la contabilità e la collaudazione dei lavori dello Stato”; dice che rientrano nelle responsabilità del Direttore dei Lavori pubblici “l’accettazione dei materiali” e la verifica “della buona e puntuale esecuzione dei lavori in conformità ai patti contrattuali. Successivamente la Legge urbanistica n. 1150 del 17.08.1942, al capo IV relativo alle Norme regolatrici dell’attività costruttiva edilizia, con l’art. 31 afferma che il Direttore dei lavori, assieme al Committente ed all’Assuntore dei lavori è responsabile “di ogni osservanza così delle norme generali di legge e di regolamento come delle modalità esecutive che siano fissate nella licenza edilizia”.
La Circolare del Min. LL.PP. n. 11951 del 14.02.1974 collegata alla L.1086/71 chiarisce, tra le altre cose, che il Direttore dei lavori è un ausiliario del Committente e ne “assume la rappresentanza in un ambito strettamente tecnico”.
38)          Abolizione dei concorsi di progettazione sulla base di preselezioni che tengano in considerazione la capacità economica, la mole di lavori svolti e la struttura economico organizzativa dello studio;
 
- Perché i professionisti non sono faccendieri dal cospicuo conto in banca, ma sono persone con capacità culturali ed intellettive da esprimere per la collettività, indipendentemente dalla loro capacità economica. Perché in tale maniera vengono premiati i grandi “negozianti” del progetto, che probabilmente non hanno più alcuna capacità professionale ma soltanto la struttura economica e i ganci istituzionali e politici per vincere le gare di progettazione.
39)          Assegnazione degli incarichi pubblici sotto soglia e delle perizie CTU mediante meccanismo rotativo Dotazione da parte degli Enti di albo di professionisti distinto per categorie di specializzazioni con esclusione della partecipazione per i dipendenti pubblici full time e dei titolari o dipendenti d’imprese edili.
 
- Perché i professionisti non sono faccendieri dal cospicuo conto in banca, ma sono persone con capacità culturali ed intellettive da esprimere per la collettività, indipendentemente dalla loro capacità economica. Perché in tale maniera vengono premiati i grandi “negozianti” del progetto, che probabilmente non hanno più alcuna capacità professionale ma soltanto la struttura economica e i ganci istituzionali e politici per vincere le gare di progettazione.
- Perché non è ammissibile che si possa utilizzare il lavoro pubblico per dispensare incarichi privati in maniera discrezionale, utilizzando quale unico criterio la “simpatia fiduciaria” per un professionista piuttosto che per un altro!
40)          Apposizione su Opere Private e Pubbliche di Targa con il nominativo dei Progettisti;
 
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La targa dovrà contenere: il nome del progettista architettonico, il progettista delle strutture, il progettista degli impianti, la classe energetica dell’edificio, la classe acustica dell’edificio, e una classe che si riferisce alla sicurezza statica del fabbricato che dovrà essere proporzionale alla legislazione sismica vigente al tempo della redazione del calcolo strutturale.
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- Perché rappresenta un’informativa reale per tutti i cittadini che devono fruire o devono acquistare un’unità immobiliare; perché rappresenta uno sprone ed un incentivo ai professionisti affinché possano esprimersi al meglio delle proprie capacità ed una sorta di visibilità (obbligatoria) che si basa su presupposti tangibili agli occhi della collettività.          
41)          Detrazione e Deduzione delle spese per l’acquisto di beni strumentali per la professione
 
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Tutti i beni strumentali che riguardano l’attività professionale intellettuale dell’architetto e dell’ingegnere devono essere detratti o dedotti interamente dal reddito professionale.
La detrazione avverrà per: software, hardware, cancelleria, cartucce inchiostri, toner, tamburi, strumentazione varia, corsi di aggiornamento professionale.
La deduzione avverrà per l’acquisto auto o per l’eventuale noleggio o leasing, il carburante, l’assicurazione, le bollette di luce, acqua, condominio e canone internet dello studio, nonché per le spese relative a fiere, mostre ed eventi simili che attengano l’aggiornamento professionale. L’acquisto di software, hardware, di attrezzature strumentali o di ogni altro bene necessario alla professione non incide e non ha alcuna presunzione di maggior reddito da parte del professionista.
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- Perché nonostante un reddito basso(ormai nella norma) il professionista deve poter avere la libertà e la facoltà di investire, di aggiornarsi ed acquistare software o strumentazione o partecipare a corsi di formazione pagando con soldi propri senza che ciò lo faccia incorrere in una sciocca presunzione di guadagno, che di fatto non esiste!
42)          Intermediazione immobiliare
 
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Gli architetti e gli ingegneri civili edili detengono competenza nell’intermediazione immobiliare e possono iscriversi al Ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione tenuto presso ciascuna camera di commercio, o istituire un ulteriore albo che ne consenta il raggruppamento e l’enumerazione per categoria;
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- perché architetti ed ingegneri sono i massimi esperti nell’edilizia, i maggiori conoscitori delle leggi edilizie, urbanistiche, statiche, termiche, tecniche e possono orientare l’acquirente in base a parametri e a scelte sicuramente più coerenti di un “sensale” !
43)          L’assicurazione contro errori professionali
 
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L’assicurazione professionale andrà effettuata dall’iscritto solo qualora assumesse incarichi ANNUI il cui valore complessivo dei lavori superi una certa soglia, individuata dalla Federazione in € 1000.000,00;
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44)          Associazioni tra soli professionisti
 
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Si possono formare società tra professionisti anche tra appartenenti a discipline differenti, purché appartenenti ad un Ordine professionale. I soci dovranno possedere requisiti minimi quali: laurea vecchio ordinamento o senior, abilitazione professionale ed iscrizione ad un Ordine professionale;
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- Perché il rischio del conflitto d’interesse per le professioni legate all’edilizia non è più un rischio, ma diviene una CERTEZZA. Facciamo alcuni esempi: il familiare del dirigente dell’Ufficio Tecnico che gestisce la gara d’appalto potrà partecipare come socio di capitale ad una STP con conseguenze facilmente intuibili. Oppure il faccendiere di turno assolutamente avulso dalle conoscenze tecniche e infinitamente distante dai codici deontologici e morali di un Ordine professionale, diviene titolare o socio di capitale di uno studio di ingegneria/architettura, offrendo “al inclusive” progettazione, direzione e costruzione, comandando agli ingegneri la più spinta speculazione edilizia a scapito della sicurezza della committenza, diventando il controllore un dipendente o un socio del controllato! Ribadiamo l’assoluta importanza della terzietà e l’estraneità dei professionisti tecnici rispetto al processo di realizzazione di un qualsiasi edificio.
45)          Netta distinzione LEGISLATIVA tra «Prestazione Professionale» e «Attività d’impresa»
 
- Perché è inaccettabile qualunque tipo di omologazione tra “capitale” e “prestazione intellettuale”, tra cultura e mercificazione dei prodotti; le professioni intellettuali non sono assimilabili ad attività d’impresa, ma hanno presupposti diversi, regole diverse, obiettivi diversi; difatti sono estranee all’impresa le regole deontologiche, la formazione culturale universitaria, le abilitazioni professionali, le specializzazioni, i criteri di eticità. Le attività intellettuali hanno peculiarità uniche e che afferiscono il rapporto di natura strettamente fiduciaria tra il cittadino e chi realizza il lavoro intellettuale. Lo Stato deve tutelare non solo la qualità ma l’esclusività delle professioni intellettuali precisando che ci si debba riferire a professioni protette legate agli interessi pubblici primari e generali alla cui soddisfazione è indirizzato il loro esercizio. Il professionista intellettuale svolge prestazioni di elevatissima complessità che per ovvi motivi impediscono all’utente di valutarne la qualità del servizio reso e la congruità del prezzo pagato.
46)          L’agenzia delle entrate avrà un database, aggiornato di volta in volta dai professionisti, con l’elenco delle prestazioni che annualmente si redigono e nel quale deve essere evidenziato: il valore su cui si svolge la prestazione, desunto dai Decreti Dirigenziali Regionali o dai Computi metrici redatti sulla base dei Listini Regionali aggiornati, e il prezzo richiesto dal professionista, che deve essere congruo con le Soglie di Anomalia di Tariffa
 
 
- Perché si possa evitare il “prestito” di timbri generosamente concessi a : a) quei professionisti che, per loro ruolo istituzionale, fossero incompatibili a svolgere la prestazione; b) a professionisti che lavorano alle dipendenze delle imprese o ai titolari delle imprese stesse, che sarebbero diversamente  in conflitto d’interesse con la prestazione.
47)    Normare il concetto di “modesta entità” nelle costruzioni, che diviene senza un doveroso chiarimento legislativo, uno stratagemma per lo svolgimento di prestazioni oltre i limiti di alcune professionalità.
 
 
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Come da indirizzo delle varie sentenze emesse per decenni, la “modesta entità” deve riferirsi in maniera chiara ed inequivocabile a costruzioni accessorie di qualunque tipologia strutturale, ma in cui non sostino le persone in maniera continuativa, dunque a costruzioni di tipo rurale e che non presentino particolare complessità. Si deve quindi stabilire e formalizzare a termini di legge, che i diplomanti possano progettare e dirigere solo opere di MODESTA ENTITA’!
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- Perché non abbiamo, a memoria d’uomo, mai sentito di infermieri che vogliano svolgere la professione di medico, né abbiamo mai sentito di disegni di legge (1865  Vicari) che pretendano di normare una simile contraddizione ! Tale fenomeno appare agli occhi dell’Europa civile un’anomalia solo italiana e da guinnes dei primati. E' noto infatti che nei Paesi Europei sviluppati l’edilizia e l'architettura per il loro ruolo fondamentale e delicatissimo che investono nelle società, sono attività riservata a quelle figure che abbiano a corredo un percorso formativo Universitario e di altissima specializzazione.
 
48)    Le richieste di autorizzazioni edilizie da inoltrare presso gli Enti competenti alle approvazioni, non hanno necessità della presentazione del DURC dell'impresa ma solo della liberatoria di un professionista estraneo all’impresa stessa e regolarmente iscritto all'Ordine professionale. Sarà il professionista ad avere l’onere del controllo telematico della regolarità contributiva delle imprese che verranno da esso stesso assunte a nome e per conto della committenza.
 
 
 
-  Perché così si da maggiore autorevolezza e possibilità di controllo ai professionisti, si snellisce il processo burocratico amministrativo e la committenza è meno vocata a commettere irregolarità rispetto al progetto essendo il professionista-controllore a commissionare le imprese e non il contrario.
- Perché oggi c’è l’errata vocazione del committente a rivolgersi esclusivamente all’impresa, pensando in molti casi che il professionista non serva e accade qualcosa di estremamente sbagliato, ovvero che l'impresa poi, attraverso il proprio “professionista di bottega” sotto-pagato con finta partita iva e vessato dalla volontà iper speculativa del suo “padrone” datore di lavoro, “progetti” e diriga in maniera del tutto irrispettosa della normativa, a sfavore della ignara committenza -che per giunta immagina di aver fatto una “furbata” nel contattare direttamente chi dovrà svolgere i lavori- e naturalmente della collettività. Ciò genera una grande forma di conflitto d’interessi: il controllore (il professionista) assunto e dipendente dal controllato.
49)    Divieto all’esercizio della Libera Professione per i Dipendenti Pubblici Full Time, per i pensionati o per chi svolga lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione con rapporto di lavoro part-time superiore al 50 per cento, nonché per i costruttori edili/appaltatori titolari di imprese di costruzione o di forniture di materiale edile; in difetto atti, contratti, concessioni, permessi, dichiarazioni, autorizzazioni, collaudi, certificazioni, etc. siano nulli;
 
 
 
 
 
 
 
 

Misure per la razionalizzazione, il rilancio economico, la revisione logica della spesa, e per il repentino decremento dell’evasione fiscale e del lavoro nero.
1)            Rendere detraibile qualunque prestazione professionale tecnica, medica, fiscale, qualunque acquisto commerciale per classi di beni (beni fondamentali = maggior detrazione ecc.), dall’idraulico, al meccanico, all’elettricista, al giardiniere ecc.; gli scontrini emessi dalle attività commerciali partecipano attraverso un codice univoco e gratuitamente ad una o più lotterie di Stato.
- Perché è l’unico modo intelligente ed indolore per combattere l’evasione fiscale senza che lo stato si trasformi necessariamente in stato di polizia sociale;
2)            Eliminazione dell’IMU sulla prima casa.
- Perché è una tassa immorale, iniqua, probabilmente anticostituzionale e che ferma il motore economico del Paese: l’edilizia;
3)            Eliminazione dei diplomi universitari 3+2. Titolo Accademico di “Dottore” riconosciuto esclusivamente ai laureati quinquennali.
- Perché si sono dimostrati infruibili, fallimentari, dannosi per chi li abbia frequentati e per la collettività. Generano confusione per la committenza e per i professionisti. 
- Perché pongono in concorrenza sleale professionisti con percorsi culturali assolutamente differenti (basti confrontare la differente mole dei programmi), perché la cultura è una cosa seria e non ci si può insignire di titoli universitari che non siano garanzia di alta specializzazione e che non presuppongano un percorso formativo almeno quinquennale!;
- Perché in nessuna parte del mondo si diviene dottori con TRE anni di “mini” Università.
4)            Eliminazione delle Università inutili e istituzione nuove scuole superiori che istruiscano per l’immediato ingresso nel mondo del lavoro.
- Perché Una società che sia ben equilibrata e proporzionata deve contenere nel suo “organico” tutte le professionalità: arti, mestieri e professioni, ciò affinché vi possa essere uno sviluppo armonico e un incremento della produttività del Paese.
Non è possibile prevedere un esercito con tantissimi generali e pochi soldati o prevedere una fabbrica di soli dirigenti e con nessun operaio!
Una società che ospiti unicamente professioni e pochi mestieri è improduttiva, fallimentare, passiva, capace di creare solo debito pubblico ed incapace di produrre reddito e benessere !
5)            Abolizione, con efficacia retroattiva, delle convenzioni tra Enti Pubblici ed Università per il Riconoscimento di Crediti Formativi Universitari ai dipendenti statali.
 
- Perché sono dei paradossi legislativi che ammettono la trasformazione del lavoro o “esperienza” in esami, e “laureano” i funzionari delle pubbliche amministrazioni, in tempi improbabili e brevissimi e con spese a carico dell’amministrazione.
- Perché è bizzarro che nella sola Italia si traducano in esami le “esperienze” spesso parassitarie presso gli sportelli degli Enti pubblici, come se presso tali sportelli si studiassero le equazioni differenziali, gli integrali doppi, la scienza delle costruzioni, i teoremi di fisica tecnica, la storia dell’arte, l’estimo, la tecnologia, il diritto, la geotecnica, tutta la legislazione tecnica nazionale, ecc.
6)            Tutte le cariche politiche, sia a livello locale comunale, che provinciale che nazionale e tutti i rappresentati pubblici di partito, devono essere necessariamente attribuite a professionisti o cittadini laureati e le cariche devono distribuirsi tenendo conto della formazione universitaria.
- Perché non è possibile, ad esempio, che chi scrive o vota le leggi per milioni di persone non abbia mai letto e studiato al livello universitario una legge in vita sua!
7)            Abolizione delle authority e contemporanea introduzione di una “class action” più efficace; con il riconoscimento legislativo chiaro che le professioni intellettuali regolamentate non possono essere equiparate ad attività d’impresa.
- Perché la nostra Costituzione in merito fa un netto distinguo tra attività di lavoro e attività di impresa, e dunque chiarisce non possono essere estese alle attività professionali, le regole sui servizi delle attività commerciali.
8)            Nessuna svendita e privatizzazione di “pezzi” dello Stato, ma ristrutturazione degli edifici di Stato abbandonati rendendoli produttivi quali attività terziarie / commerciali / mostre/musei/ ecc. con l’introduzione di nuovi posti di lavoro e di nuovi introiti pubblici.
9)            Referendum sia abrogativi che propositivi senza alcun quorum su legislazione professionale, quando lo richiedano all’unanimità gli Ordini professionali dopo la consultazione e il voto della maggioranza degli iscritti.
10)          Normare meccanismi di premialità a punti che gratifichino ed incentivino i cittadini che volessero dotarsi di “case qualità”. La qualità deve valutare: efficienza energetica; benessere microclimatico; igiene e salubrità interna dell’aria; prevenzione di incidenti;comfort acustico; l’utilizzo e il recupero di materiali riciclati e certificati; l’utilizzo delle risorse naturali: piogge, sole, vento, delta T termico(geotermia); il controllo e la diminuzione della produzione dei rifiuti; per case isolate la qualità architettonico-edilizia – da ottenersi mediante l’utilizzo di rifiniture quali : cornici, lesene, marcapiani, mattoncini a vista, cornici sotto gronda, soprafinestre, pietre o profili angolari, nonché mediante produzione e presentazione di rendering e fotoinserimento realistici; realizzazione dei lavori da parte di imprese in possesso di certificazione del sistema di qualità; progettazione e direzione dei lavori da parte di professionisti LAUREATI (architetti ed ingegneri) con attestazione di certificazione di qualità tipo :(“professionista qualità” e “professionista d’eccellenza” -vedi art.2 comma 17 Statuto F.N.A.I.L.P. -).
Normare meccanismi di premialità a punti che gratifichino i cittadini che volessero adeguare sismicamente la propria abitazione ai sensi delle NTC 2008. Edifici calcolati prima della Legge 5/11/1971 n. 1086 massimo incentivo =100% ●edifici calcolati tra la precedente e la Legge 2/02/1974, n. 64 = 90% ● edifici calcolati tra la precedente e il D.M. 24/01/1986 = 80% ● edifici calcolati tra precedente e il D.M. 16/01/1996 = 70% ● edifici calcolati tra la precedente e l’ordinanza n. 3274 del 20 marzo 2003 = 60% ● edifici calcolati tra la precedente e il D.M. 14/09/2005 testo unico = 50% ● edifici calcolati tra la precedente e le NTC dm 14/01/2008 ● edifici calcolati dopo le NTC 2008 nessun incentivo.
Attraverso la risoluzione di queste problematiche si ambisce a:
a)            Tutelare gli interessi generali e collettivi connessi con l'esercizio professionale;
b)            Tutelare il decoro e l’immagine professionale nel rispetto degli interessi della committenza pubblica e privata;
c)             Razionalizzare le procedure e le regole che disciplinano la professione al fine del miglioramento delle prestazioni professionali.
Vogliamo che sia riconosciuto il diritto e il dovere di ogni professionista di gestire e favorire un rapporto altamente fiduciario con la società, e in genere con la committenza, la quale può e deve riporre fiducia e certezza nella sua prestazione.
Vogliamo che finalmente si ritorni agli splendori architettonici di un passato ormai remoto, che ospitava i migliori architetti ed ingegneri del mondo, che costruiva un’Italia ricca di monumenti, di opere d’arte, di straordinarie piazze e palazzi che, sfidando ancor oggi il tempo, resistono agli scuotimenti della terra e che nella loro magnificenza e nel loro splendore danno lustro centenario al nostro Paese.
L’Architettura è il contenitore in cui vive l’essere umano ed è per questo che anche nel nostro Paese, come in tutti i Paesi civilizzati del mondo, il ruolo degli architetti e degli ingegneri deve essere tra i posti centrali dei processi economici nazionali e globali. L’Italia più di tutti, lo ribadiamo, ha ospitato le eccellenze in ogni campo dell’architettura, oggi auspichiamo che debba forgiare, ancora una volta, come un tempo, i migliori professionisti del mondo.
Queste sono le riforme che da decenni si attendono, che risolvono con logica stringente gli annosi problemi che abbracciano molti campi dell’ambito di azione professionale e che sciolgono una grande percentuale di problematiche di cui soffre la società civile.
Con deferenza
La Federazione Nazionale Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti
C.f.92058830628


 
 
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