10 punti per una riforma urgente della professione - Federazione Nazionale Architetti Ingegneri Liberi Professionisti FNAILP

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10 punti per una riforma urgente della professione

proposte
I 10 punti promossi e proposti, con speciale URGENZA dalla
FEDERAZIONE NAZIONALE ARCHITETTI E INGEGNERI LIBERI PROFESSIONISTI
per il rilancio della professione tecnica,
libera, regolamentata, riservata, ad evidenza pubblica
e per la tutela della collettività
PREMESSA
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VISTO
-        L’art.36 della costituzione : “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”;
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VISTO
-        L’art.2233 C.C.:“In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione”;
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VISTO
-        L’art. 603-bis, CODICE PENALE : salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo Stato punisce : "chiunque svolga una attività organizzata di intermediazione reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da SFRUTTAMENTO, mediante violenza, minaccia o intimidazione, APPROFITTANDO DELLO STATO DI BISOGNO O DI NECESSITA' DEI LAVORATORI ..";
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VISTO
L’ORIENTAMENTO COMUNE DELLA GIURISPRUDENZA :
Per il legislatore costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:
1)     LA SISTEMATICA RETRIBUZIONE DEI LAVORATORI IN MODO "PALESEMENTE" DIFFORME DAI CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI DI LAVORO o comunque sproporzionato rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato;
2)     L'APPROFITTAMENTO DELLO STATO DI NECESSITA' DEL LAVORATORE;
          L’approfittamento dello stato di bisogno o di necessità costituisce e delinea l’illecito sfruttamento dei lavoratori.
          Secondo la giurisprudenza della Cassazione può parlarsi di stato di bisogno quando il soggetto passivo, pur non versando in assoluta indigenza, si trovi in condizioni anche temporanee di estrema criticità, tali da rendergli impossibile il provvedere alle proprie esigenze elementari.
          La legislazione individua e punisce il soggetto attivo del reato di Intermediazione illecita e  SFRUTTAMENTO DEL  LAVORO nonché il soggetto passivo del reato individuato nella persona del prestatore di lavoro.
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VISTO
-        L’art. 28 del D.lgs. 10.09.2003 n° 276 che individua il reato di SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO FRAUDOLENTA che punisce chi pone in essere la somministrazione di lavoro con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo;
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VISTO
-        IL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI ARCHITETTI depositato presso il Ministero di Grazia e Giustizia nonché presso gli Uffici Giudiziari e Amministrativi interessati della Repubblica Italiana : art.32 “ l’Architetto determina con il cliente il compenso professionale ai sensi dell’art. 2233 c.c..”;
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VISTO
-        IL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI ARCHITETTI art. 39 “La richiesta di compensi, di cui all’art. 32, palesemente non proporzionati all’attività svolta, costituisce INFRAZIONE DISCIPLINARE.”;
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VISTO
-        IL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI INGEGNERI art. 4.4 "costituisce illecito disciplinare (oltre che nullità parziale del contratto) la violazione dell'art. 2233 c.c., secondo comma, in base al quale "in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione";
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VISTO
-        Visti i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, i minimi salariali e i minimi retributivi sia dei lavoratori del pubblico impiego, sia dei lavoratori in genere, che garantiscono una retribuzione che assicuri la dignità garantendo il rispetto del precetto costituzionale di cui all'articolo 36 della costituzione;
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VISTO
-        Che il Governo Federale tedesco, modello economico di eccellenza cui gli Stati europei fanno da sempre riferimento, ha da poco aggiornato le tariffe vincolanti degli ingegneri e degli architetti, dimostrando che sono uno strumento irrinunciabile per garantire la qualità delle prestazioni e tutelare gli stessi consumatori.
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VISTO
-        Che l’Europa non chiede di liberalizzare selvaggiamente il mondo delle professioni regolamentate, ma chiede innanzi tutto di tener conto delle loro identità e peculiarità nazionali e che la Corte di Giustizia europea, in tante pronunce (cfr. sentenze Arduino C-35/99 [1]; Cipolla e Macrino C-94/04 e C- 202/04 [2]; Commissione c. Italia del 29 marzo 2011), ha confermato la rilevanza delle regole concernenti le professioni, che svolgono una attività strettamente correlata con gli interessi dello Stato, ed ha legittimato le tariffe professionali, definendole come un mezzo per garantire il servizio reso ai cittadini dal punto di vista della qualità, dell’eguaglianza di trattamento e del dignitoso corrispettivo del lavoro professionale.
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VISTO
-        Che quella dell’architetto e dell’ingegnere rappresentano “professioni protette” e “regolamentate” perché legate agli interessi pubblici generali e primari alla cui soddisfazione è indirizzato il loro esercizio, e che dunque condizionano ed influenzano con il loro operato e con le loro prestazioni : le economie di mercato, gli usi, i costi, i servizi, la funzionalità, l’immagine di paesaggi, di piazze, di scorci, di edifici, di luoghi che appartengano alla molteplicità delle persone e in generale alla società; e le funzioni svolte dagli stessi soggetti si ripercuotono positivamente o negativamente sulla immagine della civiltà moderna, e che i possibili danni prodotti da prestazioni insufficienti o errate sono subiti dalla intera collettività riguardando l’intera sfera sociale, economica e culturale del Paese; -   
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VISTO
-        che l’aumento esponenziale di nuovi architetti e di nuovi ingegneri e in genere di figure tecniche legate all’edilizia, satura il mercato e sminuisce, per evidente legge di mercato, il livello delle prestazioni professionali ed intellettuali della categoria; giacché le professioni tecniche, tra le quali si annoverano i laureati e i diplomati, hanno abbondantemente e da molti anni superato la soglia che può produrre una normale concorrenza, arrivando ad un soprannumero spaventoso che conta allo stato dei fatti circa un tecnico ogni 93 abitanti, mentre nel mondo si parla di un architetto ogni 4000 abitanti; considerando dunque che la concorrenza con questi numeri e questi presupposti e con tale deregolamentazione diviene una insana ed intollerabile corsa non al miglioramento delle prestazioni ma alla mera sopravvivenza, valutando che il soprannumero oltre le esigenze di mercato pone una larga fetta di professionisti in condizioni di necessità, e dunque li rende soggetti al rischio di assecondare le necessità contingenti e non le norme deontologiche e morali;
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VISTO
-        che le prestazioni professionali vengono concepite con sempre crescente frettolosità proprio in ragione sia della concorrenza di numerosissimi altri soggetti che utilizzano vuoti normativi per svolgere prestazioni moralmente e culturalmente prerogativa di architetti ed ingegneri laureati ed abilitati; sia per la eliminazione dei minimi tariffari, l’equivalente dei minimi salariali o dei contratti collettivi dei lavoratori del pubblico impiego, e sola ed unica garanzia di una coerenza tra il tempo speso per la prestazione e la retribuzione del libero professionista;
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VISTO
-        che le prestazioni frettolose disattendono la qualità dei risultati professionali che afferiscono rami delicati ed essenziali per lo svolgersi della vita umana, ovvero l’abitare, il lavorare, lo svago, e che il semplice “esistere” presuppone edilizia ed architettura di dignitoso livello qualitativo;
***
VISTO
-        che le prestazioni frettolosamente redatte disattendono dettami sulla sicurezza statica degli edifici e di quella dei lavoratori; disattendono i dettami afferenti il risparmio energetico ed il contenimento delle risorse naturali; disattendono i livelli qualitativi di architettura consoni ad una società ritenuta civile; disattendono le norme sulla qualità acustica; disattendono la progettazione dell’abitare salubre e coscienzioso delle problematiche afferenti la qualità indoor; disattendono problematiche riferite al corretto uso e funzionalità degli edifici; disattendono problematiche relative il costo complessivo dell’opera architettonica che grava sull’intera collettività; disattendono l’efficienza e la qualità e la produttività del lavoro svolto all’interno degli edifici; disattendono la funzionalità di interi centri abitati, periferie, quartieri, potenzialmente visitate ed utilizzate non solo dai residenti ma dalla collettività mondiale con ripercussioni planetarie sulla immagine delle città italiane;
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VISTO
-        che la Qualità architettonica è incompatibile con le modalità di affidamento degli appalti basate sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa o del prezzo più basso; e che altresì anche per gli incarichi privati l’oggetto dell’Opera Architettonica o Ingegneristica di qualità non può svolgersi da professionisti che pratichino ribassi superiori ad una certa soglia; e che ciò rappresenta una legge di mercato ovvia ed acclarata;
VISTO 
e considerato queste argomentazioni di interesse NAZIONALE, PUBBLICO e COLLETTIVO;
si propongono i seguenti 10 punti
 
 
 
 
Art.1
1 RIPRISTINO TARIFFE MINIME O “SOGLIE DI ANOMALIA TARIFFE[1]
                Tutte le attività professionali intellettuali regolamentate e riservate, sottoposte al controllo e al coordinamento di un Ordine o Collegio, a tutela della collettività e dello Stato,
-onde evitare l’eccessiva, anomala e sregolata concorrenza svolta sulla base delle mere leggi di “mercato”,
-giacché i potenziali rischi derivanti da prestazioni svolte con eccesso di ribasso riguardano non solo la committenza ma l’intera sfera sociale,
-al fine di tutelare la qualità, la sicurezza e l’eccellenza delle prestazioni intellettuali,
-al fine di evitare che i professionisti siano indotti - in un contesto come quello del mercato italiano, caratterizzato dalla presenza di un numero di professionisti del settore tecnico estremamente elevato - ad un’offerta di prestazioni al ribasso, con il rischio conseguente di un peggioramento della qualità dei servizi forniti;
-vista la difficoltà che i «clienti-consumatori» incontrano nel valutare la qualità e il costo dei servizi specialistici forniti dai professionisti, e in presenza di un’asimmetria informativa tra loro e i prestatori d’opera intellettuale;
sono soggette al rispetto dei MINIMI TARIFFARI o SOGLIE DI ANOMALIA TARIFFA, validi/e sia per prestazioni rese nei confronti di committenza privata che pubblica.
                Le nuove tariffe o “SOGLIE DI ANOMALIA TARIFFE” vengono formulate sulla base del “MANSIONARIO PRESTAZIONALE GENERALE” di cui all’art.1.2, -allegato alla presente- e sono calcolate in percentuale sul valore di mercato, considerando l’importanza e la tipologia delle opere da realizzare, caratteristiche espresse nella “TABELLA VALORI DI MERCATO” di cui all’art.1.1.(allegata)
                Le nuove tariffe o “SOGLIE DI ANOMALIA TARIFFE” valutano le innumerevoli prestazioni, azioni, mansioni e sub prestazioni necessarie a svolgere l’incarico principale, così da rendere trasparente e certo il processo mentale e prestazionale che scaturisce il lavoro intellettuale.
                Il tariffario degli architetti/ingegneri e quello dei geometri deve essere di pubblica visione, esposto e visionabile nello studio professionale dell’iscritto, in tutti gli Ordini e collegi  professionali, nonché presso gli Enti pubblici di competenza.
                Gli Ordini professionali, i collegi nonché tutti gli Enti Comunali, dovranno disporre di una pagina web per il calcolo online delle spettanze professionali secondo le “tariffe di anomalia”.
Le “SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA” individuano e stabiliscono i limiti oltre i quali la prestazione :
 
a)          Lede la dignità del lavoratore;
b)          Lede la dignità di categoria professionale;
c)          Contravviene i disposti del codice civile art. 2233;
d)          Contravviene l’art. 36 della costituzione italiana;
e)          Viene configurata come sfruttamento del lavoratore (“manovalanza intellettuale”) art. 603 bis  codice penale e delle false partite iva;
f)           Contravviene l’art. 28 del D.lgs. 10.09.2003 n. 276 configurandosi come ATTIVITA’ DI     SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO FRAUDOLENTA;
g)          Contravviene i disposti dei Nuovi Codici Deontologici deli architetti e degli ingegneri depositati presso il Ministero di Grazie e Giustizia;
h)      Assume alta probabilità che sia errata, insufficiente, scadente ed irrispettosa della normativa tecnica, sismica, dunque dannosa e pericolosa per la   committenza e per la collettività;
i)             Assume alta probabilità che sia totalmente o parzialmente non fatturata/dichiarata, e quindi recante evasione fiscale;
l)          Assume alta probabilità che sia svolta contro legge e in conflitto di interessi (prestazioni rese da dipendenti pubblici non autorizzati e senza partita iva; prestazioni rese da funzionari pubblici coinvolti nei processi di approvazione delle pratiche edilizie, con evidente conflitto di interesse, prestazioni svolte da titolari o dipendenti di imprese edili con evidente conflitto di interessi -il controllore(direttore dei lavori coordinatore della sicurezza) che dovrebbe controllare il suo datore               di lavoro o se stesso-, o si tratta di prestazioni non permissibili dalla legislazione vigente, ecc.)
 
                IL PROFESSIONISTA PUO’ DEROGARE ALL’APPLICAZIONE DELLE SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA SOLO PER PRESTAZIONI SVOLTE A FAVORE DI PARENTI DI PRIMO GRADO.
                Il professionista che volesse derogare alle soglie di anomalia di tariffa deve presentare una relazione analitica e giustificativa presso il suo Ordine professionale in cui si evidenzi che, nonostante le spese da affrontare, i software licenziati da ammortizzare, i contributi minimi, le spese generali, i costi fissi da sostenere e quelli inerenti la commessa in oggetto, il compenso percepito risulti :coerente con un lavoro qualitativamente e deontologicamente ben svolto nel rispetto della normativa vigente, dei capitolati prestazionali e proporzionato alla dignità di lavoratore e di categoria.
                La tariffa minima di anomalia spettante ai professionisti dell’area tecnica viene individuata univocamente attraverso la TABELLA VALORI DI MERCATO” e il “MANSIONARIO PROFESSIONALE GENERALE” .
                In attesa che vengano emanate le “tariffe di anomalia”, da applicare alle prestazioni desunte dal relativo “mansionario prestazionale generale” di cui al punto 1.2 e la “tabella valori di mercato” di cui al punto 1.1, si considera anomalia il ribasso di oltre il 30% rispetto alle tariffe tratte dalla legge n.143 del 1949 e ss.mm.ii o rispetto al cd decreto parametri (decreto 20 luglio 2012 n.° 140).
1.1          ISTITUZIONE DI UNA “TABELLA VALORI DI MERCATO” che determinino in maniera univoca e semplice il valore delle opere su cui calcolare l’anomalia di tariffa minima.
                L’indicazione dei prezzi della TABELLA VALORI DI MERCATO viene stimata a metro cubo o metro quadro. La tabella valori vale per:
TUTTE LE TIPOLOGIE EDILIZIE (costruzioni semplici, edilizia corrente, edilizia di pregio, edilizia di lusso, opere pubbliche, costruzioni a carattere artistico e monumentale, capannoni industriali, strutture portanti, ecc.) e applicata a tutte le
TIPOLOGIE DI LAVORO: nuova costruzione, ristrutturazione (minima, media, totale), ristrutturazione esterna(minima, media, totale) ristrutturazione interni(minima, media, totale), ecc. con aggiornamento periodico in base all’istat, utilizzabile come sola base di calcolo su cui applicare la percentuale che forma la parcella professionale.
                La “tabella valori di mercato” è lo strumento indispensabile al fine di poter calcolare il valore di mercato delle opere da realizzare e su cui quantificare il compenso minimo o soglia di anomalia di tariffa del professionista, senza dovere necessariamente svolgere un complesso ed opinabile computo metrico estimativo dei lavori.
                La determinazione dei prezzi dei lavori mediante la “tabella valori di mercato”, è utile al fine di evitare contenziosi basati sul differente computo metrico eventualmente redatto dalle parti, così da poter quantificare univocamente e rigorosamente i compensi spettanti alle professioni tecniche regolamentate, ognuna nell’ambito delle competenze sancite dalla legislazione vigente.
             In proposito, temporaneamente, in attesa che vengano emanate le “tabelle valori di mercato” su base regionale, si considera applicabile,  su base nazionale, quella proposta in allegato.
1.2          APPROVAZIONE DI UN “MANSIONARIO PROFESSIONALE GENERALE”.
  Il “mansionario professionale generale” rappresenta un compendio analitico, dettagliato e puntuale di tutte le prestazioni/mansioni/azioni/attività/incombenze/documentzioni/asseverazioni/grafici/relazioni, controlli/colloqui/calcoli/verifiche, etc. che i professionisti tecnici del campo edile, ognuno nell’ambito dei propri confini di competenza, (archh., ingg. e diplomanti geom., periti.) sono tenuti a svolgere, necessariamente, per espletare gli incarichi della committenza privata e pubblica. Si veda esempio nella relazione giustificativa al punto.
            Il mansionario va presentato alla committenza ed allegato ai disciplinari d’incarico professionale come riferimento puntuale delle prestazioni a farsi.
1.3          IN CASO DI CONTENZIOSO AVENTE AD OGGETTO IL PAGAMENTO DI PRESTAZIONI PROFESSIONALI, IL GIUDICE È OBBLIGATO AD APPLICARE LE “SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA, e in nessun ipotesi può discostarsi da una parcella vidimata dall’Ordine professionale nella cui commissione parcelle sia presente un magistrato.
         In tema di prestazioni professionali il consiglio dell'Ordine non si limita a dare il parere sulla congruità delle parcelle in relazione alle tariffe ed alle eventuali deroghe alle tariffe stesse, ma rappresentando un Ente di diritto pubblico nonché l’organo tecnico di massima competenza, si esprime anche sulla bontà e la qualità delle prestazioni erogate dal professionista. Tale parere è vincolante per il giudice.
          La giusta parcella di anomalia vistata da un Ordine professionale vale come prova scritta e come titolo per l’ottenimento di decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.
          In caso di contenzioso le spese per la vidimazione della parcella sono a carico del debitore.
          L’opposizione ad un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo può essere svolta solo per motivi gravi e dimostrabili : il debitore dimostri di aver già saldato il debito, dimostri che il professionista non aveva i titoli per svolgere la prestazione, mancano elementi essenziali per identificare le parti, querela per firma falsa, mancanza della prova dell’incarico professionale; tali circostanze devono essere valutate caso per caso dal giudice.
         Proporre opposizione adducendo motivazioni infondate o visibilmente capziose, artificiose e temerarie, può inevitabilmente addurre ad una condanna alle spese del giudizio di opposizione, nonché la ripresa dell'efficacia del decreto ingiuntivo.
        Nel caso ci sia necessità oggettiva dell’esperimento dell'azione di sequestro conservativo degli immobili del debitore del professionista, tutte le spese ad esse connesse sono di spettanza del debitore.
1.4          FIDEIUSSIONE  BANCARIA PER INCARICHI SU LAVORI DI OLTRE €150.000
                NEL CASO DI INCARICHI IL CUI VALORE IMMOBILIARE DESUNTO DALLA “TABELLA VALORI DI MERCATO” sia superiore a € 150.000, ed in cui la committenza fosse rappresentata da una società o una  persona  giuridica  con  partita  iva,  con  esclusione  di  incarichi  affidati  da  altri professionisti,  onde  garantire  il  compenso  professionale  anche  in  caso  di  fallimento  o  di alienazione  del  capitale  sociale  e  dei  beni  della  società,  è  fatto  obbligo  di  stipulare  una fideiussione  bancaria.

Art.2
I COMPENSI DEI PROFESSIONISTI DELL’AREA TECNICA, PRIMA DELLA LORO TRASPOSIZIONE IN CONTRATTO, DEVONO ESSERE VISTATI DALL'ORDINE AFFINCHÉ NE VERIFICHI LA CONGRUITA’ CON LE SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA.
                I professionisti prima della conclusione del contratto scritto con la committenza, inviano, tramite PEC (posta elettronica certificata) il calcolo della tariffa spettante all’indirizzo di posta elettronica certificata dei rispettivi Ordini di appartenenza.
                L’Ordine verifica la congruità della parcella con l’incarico e, sulla scorta delle “soglie di anomalia di tariffa”, potrà eventualmente rettificarla in aumento o in diminuzione.
                Nel caso in cui l’Ordine non si esprima nell’arco di giorni 15, la proposta di tariffa così come inviata dal professionista, vale, per “silenzio consenso”, come visto dell’Ordine, per  cui le spettanze cosi come calcolate dal professionista potranno ritenersi applicabili e congrue alla prestazione.
                Il professionista ad avvenuto incasso delle spettanze professionali è tenuto a pagare l'istruttoria del visto a suo carico.
                Il professionista, attesi i termini per il silenzio consenso, al momento della evasione delle pratiche presso gli Enti deputati alle approvazioni o ai depositi, allega alla documentazione il calcolo della tariffa assentito per silenzio consenso dall’Ordine di appartenenza.
2.1 CERTEZZA DEI COMPENSI PER I PROFESSIONISTI.
                Alla presentazione di qualunque pratica presso gli Enti competenti, l’Ente stesso dovrà verificare che vi sia tra gli elaborati: la fattura del professionista del primo acconto sulla parte progettuale già conclusa nonché la vidimazione, per silenzio consenso, (dunque la richiesta all’Ordine) della giusta parcella da parte dell’Ordine professionale. In mancanza di tale documentazione, l’Ente chiede integrazione, in attesa non è possibile dar luogo all’istruttoria.
                L’importo della fattura del professionista in acconto deve corrispondere ad almeno il 30% sul totale pattuito e vidimato dall’Ordine, relativamente i compensi per la parte progettuale già terminata e trasmessa all’Ente.
                I compensi vanno calcolati nel rispetto dei punti precedenti e così come approvati per silenzio consenso dall’Ordine.
2.2 AL COLLAUDO AMMINISTRATIVO DI FINE LAVORI IL PROFESSIONISTA E IL COMMITTENTE DEVONO DARE LA DIMOSTRAZIONE DEL SALDO DI TUTTE LE SPETTANZE PROFESSIONALI (parte progettuale + parte operativa: dir lavori sicurezza etc.) IN MANCANZA L’ENTE RITIENE NON COLLAUDABILI I LAVORI, fino ad integrazione della documentazione.
                Qualora il committente non sia in grado di saldare le prestazioni professionali al momento del collaudo amministrativo di fine lavori, i lavori possono collaudarsi se questi presenti all’Ente deputato alle approvazioni, copia della polizza fideiussoria assicurativa a garanzia totale del saldo delle spettanze professionali.

Art.3
CONTROLLO A CAMPIONE SULLA REALE APPLICAZIONE DELLE TARIFFE MINIME.
                Gli Ordini e/o l’Agenzia delle Entrate controllano, con meccanismo a campione, la corretta applicazione delle tariffe minime considerando la “tabella valori di mercato” (per il calcolo del valore a base di tariffa) e le “soglie di anomalia tariffa” di cui al punto 1 ovvero verificando che la fatturazione sia coerente con l’importo vistato dall’ordine professionale anche per silenzio consenso.
                L’Agenzia delle Entrate disporrà di un database, aggiornato di volta in volta dalle dichiarazioni dei professionisti, con l’elenco delle prestazioni che annualmente essi redigono e nel quale deve essere evidenziato: il valore su cui si svolge la prestazione, desunto dalla “tabella valori di mercato” aggiornata e per ogni regione d’appartenenza, e il prezzo richiesto dal professionista, che deve essere congruo con le Soglie di Anomalia di Tariffa e vistato, anche per silenzio consenso, dall’Ordine professionale.
Ad ogni progetto depositato presso gli organi competenti dovrà corrispondere una fattura per le prestazioni già rese, esattamente coerente con i minimi tariffari inderogabili o soglie di anomalia di tariffa. L’agenzia delle entrate e gli agenti della guardia di finanza controlleranno annualmente le pratiche presentate presso gli Enti competenti e ne verificheranno la congruità tra fatturato e soglie di anomalia di tariffa; l’eventuale incoerenza varrà come presunzione di evasione fiscale con onere della prova a carico del professionista
                I professionisti che dovessero disapplicare i minimi sono soggetti a sanzione disciplinare e a sanzione tributaria.
                Per il calcolo della sanzione tributaria si considera evasione fiscale la differenza tra ciò che il professionista ha dichiarato e ciò che viene fuori calcolando il compenso mediante le “soglie di anomalia di tariffa” sul valore desunto mediante la “tabella valori di mercato”.
 

Art.4
ABOLIZIONE DELL’INGRESSO DEL CAPITALE E DI SOCI NON PROFESSIONISTI NELLE SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI
                Viene riconosciuto indirizzo di legge l’inammissibilità di qualunque tipo di omologazione tra “capitale” e “prestazione intellettuale”, tra cultura e mercificazione dei prodotti. Le professioni intellettuali non sono assimilabili ad attività d’impresa, hanno presupposti diversi, regole diverse e obiettivi diversi.
                Sono estranee all’impresa le regole deontologiche, la formazione culturale universitaria, le abilitazioni professionali, le specializzazioni, i criteri di eticità.
                Lo Stato riconosce alle attività intellettuali peculiarità uniche e che afferiscono il rapporto di natura strettamente fiduciaria tra il cittadino e chi offre lavoro intellettuale.
                Lo Stato pertanto tutela non solo la qualità ma la esclusività delle professioni intellettuali precisando che ci si debba riferire a professioni protette legate agli interessi pubblici primari e generali alla cui soddisfazione è indirizzato il loro esercizio.
                Il professionista intellettuale svolge prestazioni di elevatissima complessità che ne impediscono all’utente di valutarne la qualità del servizio reso e la congruità del prezzo pagato, pertanto hanno un criterio di logicità le tariffe minime professionali per le professionali intellettuali riservate.
                Quella dell’architetto e dell’ingegnere libero professionista, iscritto ad un Ordine professionale è riconosciuta dallo Stato come professione intellettuale, tecnica, regolamentata, riservata e ad evidenza pubblica.
                Si possono formare società tra professionisti anche tra appartenenti a discipline differenti, purché appartenenti ad un Ordine professionale. I soci dovranno possedere requisiti minimi quali: laurea vecchio ordinamento o senior, abilitazione professionale ed iscrizione ad un Ordine professionale;

Art.5
RIDEFINIZIONE DELLE MODALITÀ PARTECIPATIVE E DI ATTRIBUZIONE DEI PUNTEGGI AI CONCORSI  PUBBLICI : ABOLIZIONE DEI CONCORSI DI PROGETTAZIONE SULLA BASE DI PRESELEZIONI CHE TENGANO IN CONSIDERAZIONE LA CAPACITÀ ECONOMICA, LA MOLE DI LAVORI SVOLTI E LA STRUTTURA ECONOMICO- ORGANIZZATIVA DELLO STUDIO.
                I professionisti iscritti agli ordini o ai collegi non possono partecipare a gare d’appalto né pubbliche né private che abbiano esclusioni proporzionali al prezzo delle prestazioni, o alla mole e agli importi di lavori già svolti o alla struttura economico-organizzativa dello studio; ma partecipano solo a gare parametrate in base al curriculum studiorum (specializzazioni, aggiornamenti professionali, corsi di formazione, possesso di software licenziati e soprattutto qualità delle prestazioni);
                Elaborazione di criteri univoci, standardizzati, chiari, e non opinabili, validi su tutto il territorio nazionale, da attribuire sia ai partecipanti delle gare d’appalto concorso, che ai concorsi di progettazione e d’idee, sia per le imprese che per i progettisti;
                Per i concorsi di progettazione e di idee i progettisti non aggiudicatari, ma che siano classificati nei primi cinque, avranno comunque diritto a titolo di gratificazione e di rimborso spese, ad una percentuale sull’importo della parcella a base di gara; il primo non classificato : il 5%, il secondo : il 4%, il terzo : il 3%, il  quarto il 2%, l’ultimo l’1%.
                Ridefinire i Criteri di valutazione e peso ponderale per la partecipazione alle gare di progettazione : • merito tecnico professionale 60/70 punti; (variabile in base al cursus studi, corsi di specializzazione, master, aggiornamenti professionali, detenzione di software licenziati inerenti il concorso, ed attrezzature hardware, aumentabile mediante meccanismo dell’avvalimento di altri professionisti) • relazione metodologica 15/20 punti; • tempi 5/10 punti, • prezzo (sconto max 20%) 10 punti; (I costi per le prestazioni relative alla sicurezza non soggetti a ribasso);
                Obbligo per le imprese che intendessero partecipare agli appalti-concorsi, di qualunque importo e categoria, della presentazione degli elaborati esclusivamente tramite un architetto o di un ingegnere libero professionista incaricato ed estraneo all’organico dell’impresa partecipante;
 
5.1 ASSEGNAZIONE DEGLI INCARICHI PUBBLICI SOTTO SOGLIA E DELLE PERIZIE CTU MEDIANTE MECCANISMO ROTATIVO. DOTAZIONE DA PARTE DEGLI ENTI DI ALBO DI PROFESSIONISTI DISTINTO PER CATEGORIE DI SPECIALIZZAZIONI CON ESCLUSIONE DELLA PARTECIPAZIONE PER I DIPENDENTI PUBBLICI FULL TIME E DEI TITOLARI O DIPENDENTI D’IMPRESE EDILI.
-       Abrogazione del meccanismo degli incarichi fiduciari. Ogni incarico assegnato dalla pubblica amministrazione ai professionisti esterni, viene conferito ESCLUSIVAMENTE con meccanismo rotativo e in base alle specializzazioni e ai corsi di aggiornamento conseguiti dal professionista.
-       Gli enti pubblici si dotano di appositi speciali albi in cui i professionisti possono iscriversi per rami di competenza e specializzazione.  Gli albi vengono di volta in volta aggiornati dalle eventuali nuove specializzazioni che i professionisti acquisiscono nel tempo.
-       I dipendenti pubblici full time sono esclusi alla partecipazione delle gare d’appalto pubbliche e non possono essere iscritti agli albi da cui attingere per gli incarichi fiduciari.

Art.6
ABOLIZIONE DELL’OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALLE ATTUALI CASSE DI PREVIDENZA PRIVATE e LIBERA’ DI SCEGLIERE ALTRA FORMA PREVIDENZIALE.
-       Tutti i professionisti che fossero iscritti presso le attuali casse di previdenza private hanno facoltà di chiedere il rimborso dei contributi versati e con essi gli interessi maturati ed iscriversi ad altra forma previdenziale che ritenessero più consona o conveniente.

Art.7
ELIMINAZIONE DEI CORSI UNIVERSITARI 3+2.  ABOLIZIONE DELLE CONVENZIONI TRA UNIVERSITÀ ED ENTI PUBBLICI PER IL RICONOSCIMENTO DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI AI DIPENDENTI STATALI e ABOLIZIONE DEI TITOLI ARCHITETTO JUNIOR O INGEGNERE JUNIOR
                Abrogazione dei corsi universitari 3+2. I corsi di minilaurea triennali oramai svolti, anche se presso le Università, sono chiamati “diplomi specialistici”.
                La laurea in materie tecniche è il titolo di studio superiore massimo che si consegue presso le Università pubbliche con la frequentazione di un numero di anni pari o superiore a 5; ed è l’unico percorso Universitario che da diritto al titolo di dottore.  In nessun caso potranno avvalersi del titolo di dottore e/o di architetto o di ingegnere i diplomati triennali, anche posticipando ad esso un aggettivo che ne definisca il minore percorso di studi.
                Onde evitare di indurre in confusione la committenza nonché favorire la concorrenza sleale tra professionisti con differente formazione, vengono aboliti  i titoli ”iunior” per i diploma di mini laurea nei rami affini l’architettura e l’ingegneria. I professionisti  ”iunior” assumono il titolo di “geometra senior” o di “geometra specialista” o titolo similare ma che non richiami la definizione di architetto o ingegnere.
                Gli abilitati iunior potranno iscriversi nel collegio dei geometri con il titolo di “geometra senior”, “geometra specialista” o similare, con competenze leggermente estese rispetto al geometra, con estensione rispetto all'articolo 16 del R.D. n.274/1929 riguardanti : progetto architettonico, direzione dei lavori e sicurezza in fase di progetto e di esecuzione per edifici con tecnologia in muratura e c.a. con max 2 piani fuori terra e con una volumetria urbanistica massima di cinquecento metri cubi (500mc) al netto dei volumi scomputabili);
                Abrogazione della modalità di svolgimento degli esami a mezzo di punti o crediti formativi acquisiti anche mediante formule premio che escludono la reale preparazione degli studenti.
                Abolizione, con efficacia retroattiva, delle convenzioni tra enti pubblici ed Università che tramite meccanismo della trasformazione del lavoro in esami “laureano” i funzionari delle pubbliche amministrazioni, diplomati, in tempi improbabili e brevissimi.

Art.8
LIMITI DI RESPONSABILITA’ AL DIRETTORE DEI LAVORI E AL COORDINATORE DELLA SICUREZZA NEI CANTIERI.
      Il direttore dei lavori, in quanto professionista intellettuale, ha obbligo di mezzi e non di risultati, per cui in nessuna maniera possono essergli imputati o attribuiti, quali errori professionali, quelli dovuti all’imperizia o alla disattenzione dell’impresa o dei singoli operai, o comunque di terzi. Con esclusione di una “grave negligenza”, nessuna responsabilità può essere contestata o messa a carico del professionista, sia in qualità di direttore dei lavori che di progettista, o di coordinatore della sicurezza, qualora, nonostante la messa in campo di mezzi, ovvero di cultura e conoscenza, delle attrezzature professionali, della idonea presenza in cantiere in considerazioni della tipologia delle lavorazioni e delle idonee eventuali specializzazioni/corsi di aggiornamento necessarie a conseguire determinate tipologie prestazionali, nonché della normale perizia e diligenza, il risultato della prestazione non sia conforme, in tutto o in parte alle aspettative del committente.
    Abolizione dell’art. n. 158 Dlgs 9 aprile 2008 n.81 “Sanzioni per i coordinatori” . Il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione non è responsabile delle azioni degli operai o dell’impresa e non può essere a lui demandata alcuna responsabilità qualora dopo aver impartito le giuste istruzioni, l’impresa o i singoli lavoratori non avessero rispettato i suoi ordini di servizio. Il coordinatore avrà possibilità di interloquire con gli organi di vigilanza, anche per pareri, consigli e valutazioni in corso d’opera senza correre il rischio di essere sanzionato a priori.

Art.9
IL PROFESSIONISTA DEVE ESSERE ORGANISMO TERZO RISPETTO A CHI COSTRUISCE o soggetto facente parte di una delle fasi della costruzione e indipendente e terzo rispetto all'organico delle imprese di costruzioni.
Il professionista che appone la sua firma non può essere assunto con rapporto continuativo di lavoro (cd false partita iva).
E’ fatto divieto di svolgere l'attività di libero professionista presso uffici e locali dell'impresa o riconducibili all'impresa, tranne nel caso di postazione di D.L. e progettista entro il cantiere stesso, onde evitare conflitto di interessi (controllato dipendente del controllore).
Nel disciplinare d’incarico professionale il professionista dichiara per obbligo :
a)di non trovarsi in alcuna condizione d’incompatibilità per l’espletamento del proprio mandato professionale,
b)di non essere alle dipendenze dell’impresa che svolgerà i lavori e di trovarsi in totale assenza di conflitto di interessi, espressa  attraverso  il  non  coinvolgimento  diretto  o  indiretto  nel  processo  di  realizzazione  dell'edificio  o  con  i  produttori  dei  materiali  e  dei  componenti  in  esso  incorporati,
c)di svolgere unicamente la libera  professione ai sensi delle disposizioni di legge, contrattuali, deontologiche-morali e per qualunque ruolo egli dovesse svolgere (progettista architettonico o delle strutture, direttore dei lavori architettonico o delle strutture, coordinatore della sicurezza, collaudatore, certificatore energetico).
d)di non essere dipendente pubblico full time, né di azienda privata,
e)che è regolarmente laureato, abilitato all’esercizio della professione mediate superamento del concorso-esame di Stato, abilitato al coordinamento della sicurezza sui cantieri mobili e temporanei per la quale ha provveduto al relativo aggiornamento (qualora necessaria nella fattispecie dell’incarico),
f)che è iscritto all’Ordine professionale,
g)che è iscritto alla cassa nazionale degli architetti e degli ingegneri (o ente previdenziale alternativo) ed in regola con tutti gli obblighi contributivi previsti dalla legislazione vigente,
h)di non essere soggetto a provvedimenti interdittivi o di sospensione della professione.
L’ente pubblico soggetto ad esaminare le pratiche e i depositi, controlla che vi sia la dichiarazione del professionista di cui ai comma precedenti, ed eventualmente la documentazione ne fosse carente, richiede integrazione prima dell’istruttoria. Qualora il professionista si trovasse nelle condizioni di conflittualità rispetto ai comma espressi nelle lettere da a ad f, rigetta la pratica e ne segnala l’abuso agli organi competenti.

Art.10
I PERMESSI DI COSTRUIRE SI RITENGONO APPROVATI DALL'ENTE PER SILENZIO CONSENSO qualora non ci sia adeguata motivazione al diniego. PRESENTAZIONE DI QUALUNQUE PRATICA/DEPOSITO MEDIANTE FORMATO DIGITALE E TRASMESSA ATTRAVERSO PEC
         Il permesso di costruire (PdC) deve essere rilasciato in non oltre 30 giorni per comuni fino a 20.000 abitanti; in non oltre 50 giorni per tutti gli altri comuni.
        Le approvazioni della Soprintendenza in 15  giorni,  quelle  del  Genio  Civile  (autorizzazioni  sismiche  ecc.)  in  15 giorni,  terminata  l’attesa  varrà  la  regola  del  silenzio  consenso,  che  sarà  sempre giuridicamente equivalente al rilascio delle autorizzazioni in oggetto. 
      La presentazione di qualunque pratica/deposito avviene in formato digitale (pdf) protetto da password e con firma digitale certificata. Le pratiche vanno poi trasmesse mediante PEC(posta elettronica certificata) all’Ente di competenza.
      Gli Enti hanno obbligo di informatizzazione e digitalizzazione degli archivi cartacei e di tutta la documentazione (piani regolatori, norme di attuazione di piano, regolamenti edilizi, piani particolareggiati, delibere, modulistica ecc.) con pubblicazione dell’archivio informatico online.
     Le imprese e gli Enti pubblici hanno obbligo di munirsi di PEC.
      Viene istituito un elenco nazionale PEC, consultabile online, nel quale confluire obbligatoriamente, entro l’anno, gli indirizzi di POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA di tutti i soggetti.
     La modulistica per la presentazione delle pratiche/depositi è uguale in tutta Italia. Le asseverazioni dei professionisti non sono a discrezione dell’Ente ma sono stabilite da legge nazionale e comunque congrue e coerenti con la tipologia di lavori oggetto della prestazione.
                
Il Presidente della Federazione Nazionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti
 
 
 

ALLEGATI

RELAZIONE GIUSTIFICATIVA AI 10 PUNTI

Art.1
1 RIPRISTINO TARIFFE MINIME O “SOGLIE DI ANOMALIA TARIFFE ”
-Perché i professionisti dell’area tecnica, - architetti, ingegneri, geometri, periti – in eccezionale soprannumero rispetto alle necessità della collettività, introdotti senza regole in un mercato estremamente sovraffollato, (1 professionista tecnico ogni 93 abitanti) –inspiegabilmente tutti posson far tutto o quasi, diplomati e laureati, solo in Italia, svolgono quasi le stesse prestazioni – sono soggetti ad una concorrenza deregolamentata insostenibile, insana e pericolosa. I professionisti sono costretti da necessità contingenti alla sola ricerca della sopravvivenza. Tale condizione di bisogno induce i porofessionisti a svolgere prestazioni ai confini tra lecito ed illecito, che danneggiano l’utente finale, ma soprattutto, giacché quelle dell’area tecnica sono professioni che hanno influenza e rilevanza  sulla collettività, danneggiano lo Stato.
Il legislatore che ha tradotto in legge le liberalizzazioni delle professioni intellettuali tecniche, regolamentate e riservate, ha inconsapevolmente creato  uno “tsunami” di dimensioni catastrofiche che si abbatte sulla società, un bomba ad orologeria che già provoca e provocherà danni incalcolabili : calcoli strutturali non verificati, calcoli termici ed acustici integralmente copiati, certificazioni energetiche fasulle, progetti irrispettosi della normativa urbanistica locale o nazionale, piani di sicurezza copia/incolla, direzioni dei lavori inesistenti, collaudi statici in corso d’opera fasulli, verifiche di sicurezza inventate, professionisti “disperati” chiamati comunque tragi-comicamente “casta”, che pur di lavorare, son disposti a qualunque espediente, a qualunque deroga alle regole, e per qualunque meschina retribuzione.
 
- Perché devono necessariamente esistere delle Soglie di Anomalia di Tariffa, oltre le quali la prestazione:
a) lede la dignità del lavoratore;
b) lede la dignità di categoria professionale;
c) contravviene i disposti del codice civile art.2233;
d) contravviene l’art. 36 della costituzione italiana;
e) viene configurata come sfruttamento del lavoratore (“manovalanza intellettuale”)art. 603 bis codice penale ;
f) contravviene l’art. 28 del D.lgs. 10.09.2003 n. 276 configurandosi come attività di somministrazione di lavoro fraudolenta;
g) Contravviene i disposti dei Nuovi Codici Deontologici degli architetti e degli ingegneri depositati presso il Ministero di Grazia e Giustizia;
h) assume alta probabilità che sia errata, insufficiente, scadente ed irrispettosa della normativa tecnica, di sicurezza, statica, termica, urbanistica, fiscale, dunque dannosa e pericolosa per la committenza e per la collettività;
- Perché le prestazioni intellettuali dei professionisti dell’area tecnica sono sempre di attinenza pubblica e collettiva, e sono svolte in applicazione vincolante dell’estesissima e complessa legislazione nazionale e locale, che è tassativa e forma obbligo per i professionisti e per la committenza, non potendo esser in nessun modo derogabile in considerazione dell’eventuale ribasso o del minor prezzo sullo svolgimento della prestazione stessa, come può accadere invece, per la vendita o svendita di un oggetto di consumo e di uso personale, le cui caratteristiche intrinseche qualitative possono influenzarne il costo.
 
- Perché non è vero che il committente è “parte debole” nel processo di contrattazione con il professionista, è vero piuttosto il contrario giacché in Italia la committenza si trova in condizioni di mercato estremamente più favorevoli ed è dunque la parte forte rispetto al professionista in ragione del sovraffollamento dell’offerta di servizio professali - solo in Italia vi è un a anomalia unica al mondo che ha portato a produrre 1 professionista dell’area tecnica ogni 93 abitanti -. E’ da evidenziare ancora che  solo in Italia la stragrande maggioranza delle prestazioni legate all’area tecnica sono svolte oltre che dai laureati ed abilitati, anche da professionisti con il solo diploma di scuola media superiore.
 
- Perché in disapplicazione dei minimi tariffari non è detto che il metodo della determinazione "libera" del compenso i committenti si trovino in una situazione più favorevole rispetto all’utilizzazione di un tariffario ministeriale fisso, potendo il compenso finale accettato dai soggetti in questione (anche in ragione dei noti disequilibri informativi) essere più alto di quello indicato dal tariffario stesso. E’ fortemente discutibile dunque l’intera ratio del processo di liberalizzazione delle tariffe.
 
- Perché il metodo della “tariffa a piacere” imposto dalle liberalizzazioni, genera evasione fiscale certa ed inaccertabile.  Con tariffe previste per legge invece, vi sarebbe L’ESATTO ESBORSO DELLA GIUSTA/PROPORZIONALE  TASSAZIONE, senza alcuna possibilità di evasione. Per categorie come gli architetti, gli ingegneri ed i geometri, le cui prestazioni rimangono depositate presso gli Enti per sempre, un qualsiasi controllo in qualsiasi momento, anche nel tempo, potrebbe evidenziare la congruità o incongruità di ciò che viene dichiarato con le tariffe minime (o “soglie di anomalia di tariffa”). E’ assurdo rinunciare ad un così immediato ed efficace strumento di verifica, e lo è nella misura maggiore considerando che l’introduzione di tariffe minime obbligatorie ed inderogabili porrebbe 2,6 milioni di professionisti nelle condizioni di non avere nessuna opportunità o cattiva tentazione che induca all’evasione fiscale, e sarebbe uno strumento straordinariamente più efficace dei miopi “studi di settore”.
 
- Perché il mercato selvaggio non è meritocratico, ma pone sul piedistallo della “piazza” chi, per ragioni assolutamente differenti dalla professionalità, e dalle capacità, sfrutta situazioni congiunturali casuali o di prevaricazione del mercato mediante illeciti espedienti, amicizie o furberie. Le liberalizzazioni creano situazioni scandalose del tipo: l’architetto raccomandato dall’Ente preposto alle autorizzazioni o dal politico di turno, trovandosi in una situazione di monopolio del “mercato”, può applicare tariffe molto superiori alle minime, mentre l’architetto, anche più competente e più serio, però contrario agli illeciti, alle collusioni e al malaffare, in un mercato ultraliberista e senza regole, non riesce NEMMENO A SOPRAVVIVERE; oppure l’ingegnere/architetto ormai divenuto faccendiere, TOTALMENTE incapace di svolgere la professione, ma capace solo di commissionarla e di rivenderla, come un commerciante di prestazioni altrui, apre lo studio di ingegneria al centro della via principale del Paese e avvalendosi di amicizie politiche, e istituzionali, sfruttando la certezza che nessuno verrà a controllare i servizi professionali su cui pone soltanto una semplice firma, sfruttando ancora professionisti più bravi ma meno agganciati al perverso “sistema” di controlli e di autorizzazioni, riesce a monopolizzare il mercato e a proporre prezzi così esigui che presuppongono prestazioni redatte da “manovalanza” intellettuale gratuita, o di bassissimo costo, come un venditore che vendesse prodotti rubati. Questa indecenza accade già da decenni, ma che non ci sia l’avallo di una legislazione che addirittura la sponsorizzi e la legalizzi!
 
- Perché il cittadino e la collettività vengono estremamente penalizzati dalla incertezza delle qualità prestazionali intellettuali e vengono disorientati dalla vastissima differenziazione di tariffe in un “mercato” in cui le prestazioni possono svolgersi in mille modi differenti e derogando la legislazione in mille maniere diverse!;
 
- Perché il cittadino, senza le tariffe minime, non possiede più dei parametri di prezzo entro cui orientarsi ed oltre i quali preoccuparsi e tra le tante offerte enormemente diversificate ed asimmetriche, formulate da un mare di professionisti disorientati,(un tecnico ogni 93 persone) non essendo in grado, per mancanza di conoscenza specialistica, di giudicare la valenza e il reale costo di una presentazione intellettuale, è portato a scegliere quelle che banalmente costa meno. Alla stessa maniera prestazioni aventi costo medio o normale, proporzionale alle tariffe, in una asimmetria informativa così pericolosa e sovrabbondante, possono essere considerate dall’utente come una truffa e dar luogo a infondate e paradossali liti giudiziarie.
Facciamo degli esempi tesi a rendere più chiari i paradossi che si generano impiantando le prestazioni professionali alla mercé di un mercato deregolamentato: è lecito e razionale indire gare d’appalto sulla base del massimo ribasso per la fornitura di prodotti edilizi, tecnologici, etc., considerando, naturalmente, che ad una offerta minore debba corrispondere necessariamente un prodotto di minori caratteristiche.
Si consideri in via di esempio significativo e calzante,  un’offerta per la fornitura di nuove stampanti presso un Ente: a prezzo inferiore corrisponderà l’offerta che contempla stampanti di inferiori caratteristiche, (ove non sarà presente il modulo fronte retro, non vi sarà la scheda di rete, non la scheda wireless per il collegamento ai pc senza fili, avrà una velocità pagine al minuto inferiore, sarà in bianco nero piuttosto che a colori, non avrà la funzione fax ecc.) tutte caratteristiche di cui il committente è in grado di giudicare e di valutare pro e contro, in base alle proprie specifiche esigenze.
Per un’offerta di un professionista intellettuale, invece, non è possibile derogare a nessuna delle caratteristiche della prestazione, e non è possibile svolgere la stessa prestazione con “caratteristiche” inferiori pur di ribassare il prezzo, giacché la professione intellettuale regolamentata e riservata, si attua nell’interesse collettivo e non del singolo, ed è regolata da una varietà di leggi di Stato, di regolamenti Nazionali e regionali, da leggi sismiche, da leggi urbanistiche, edilizie, leggi termiche ed acustiche, regolamenti igienici, piani regolatori, piani particolareggiati, regolamenti attuativi, normative UNI, ecc., la cui applicazione è inderogabile.
Invitiamo a ragionare su queste considerazioni, ponendone un ulteriore raffronto a maggiore chiarimento del lettore, giacché nemmeno il legislatore, qualora non professionista -non è una colpa, ma un dato di fatto- è in grado di valutare tutto ciò se non aiutato dalle analisi e dagli esempi chiarificatori che possono efficacemente porre solo gli addetti ai lavori.
Il professionista pur di ribassare il prezzo non potrà eseguire una prestazione di inferiori caratteristiche come per la vendita o svendita una stampante di inferiore costo,  non potrà per esempio derogare all’applicazione e alla verifica di una parte della normativa pur di assecondare un ribasso. D’altra parte si tratta dell’espletamento di attività mentali così complesse che non rientrano nella sfera di comprensibilità da parte dell’utenza, che è soggetto assolutamente inconsapevole del merito e della sostanzialità delle prestazioni intellettuali.
Cosa potrebbe domandare la signora Maria ad un professionista che deve progettare la sua casa ? 
Che vuole il 50% in meno dei calcoli sismici?
Che per risparmiare vuole avere la sola approvazione del Comune e non quella della Soprintendenza?
Oppure preferisce “l’opzional” dell’approvazione della Soprintendenza ma non quello del Genio civile?
Potremmo derogare all’accatastamento per risparmiare?
Il signor Ugo potrebbe chiedere, sempre per risparmiare sulla prestazione, che nei calcoli strutturali vuole la verifica a punzonamento, ma non quella a pressoflessione deviata?
Che preferisce calcolare la cerniera plastica con metodo il 50% più semplice?
Il signor Mario potrebbe chiedere che nella certificazione energetica  il professionista debba svolgere il calcolo un una norma UNI “più semplice” e non con le UNI 11300?
O di omettere il calcolo della trasmittanza dinamica piuttosto che di quella termica?
O forse di calcolare l’indice di prestazione energetica omettendo di introdurre in formula le dispersioni per il 50% ? così da rendere meno complesso e dunque pagare meno il calcolo;
Cosa potrebbe chiedere la signora Anna pur di avere un prezzo più basso ?
Di omettere i calcoli urbanistici e di calcolare l’indice di visuale libera tra gli edifici non con l’arcotangente ma con “l’arco e le frecce” così da risparmiare il 50% della tariffa?
Naturalmente sappiamo che ciò è oltremodo assurdo, improbabile e piuttosto paradossale.
Il ribasso sulla giusta parcella, calcolata in base al tempo e al background culturale e formativo, può derogarsi solo se il professionista deroga la normativa o lavora con parametri di retribuzione al di sotto della dignità sociale e di categoria, e ciò è contro legge, contro la costituzione,  contro la morale ma soprattutto contro la dignità.
 
- Perché l’art.36 della costituzione cita : “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”;
 
- Perché l’art.2233 C.C. recita: “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione”;
 
- Perché i codici deontologici (morali) degli architetti e degli ingegneri recitano che: art. 39 “La richiesta di compensi, di cui all’art. 32, palesemente non proporzionati all’attività svolta, costituisce infrazione disciplinare.”; art. 4.4 codice deontologico ingegneri : "costituisce illecito disciplinare (oltre che nullità parziale del contratto) la violazione dell'art. 2233 c.c., secondo comma, in base al quale "in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione";
 
- Perché l’art. 28 del d.lgs. 10.09.2003 n. 276 individua il reato di somministrazione di lavoro fraudolenta e per il legislatore costituisce indice di sfruttamento la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo "palesemente" difforme dai contratti collettivi nazionali di lavoro o comunque sproporzionato rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, nonché l'approfittamento dello stato di necessità del lavoratore; per il 2013 in Germania è previsto un aumento del 19% mentre in Italia il Consiglio Superiore LLPP boccia il nuovo regolamento, il cd decreto parametri,  perché i compensi a base di gara superano le vecchie tariffe del 1949 ed aggiornate ma ferme al lontano 1987 !!! Una impostazione ideologica dei due Stati lontana anni luce. La Germania, eccellente modello economico e sociale e di riferimento per tutti gli Stati membri della comunità europee e l’altra, l’Italietta, appiattita da ideologie strumentalizzate dai media e da una miope politica prevenuta da concetti demagogici formati nelle sale d’attesa dei barbieri, i cui si suole raccontare miti e leggende metropolitane che vedono i professionisti quali “paperoni” della finanza e detentori di ricchezze!
 
- Perché il Governo Federale tedesco, non affetto come l’Italia da strabismo ideologico, e modello di eccellenza cui gli Stati europei fanno da sempre riferimento, ha da poco aggiornato le tariffe vincolanti degli ingegneri e degli architetti, dimostrando che sono uno strumento irrinunciabile per garantire la qualità delle prestazioni e tutelare gli stessi consumatori.
 
- Perché quella degli ingegneri e degli architetti è una professione di Stato regolamentata, in cui al momento delle iscrizioni universitarie, veniva prestabilito e sottoscritto, in maniera chiara ed inequivocabile, che tra i diritti acquisiti una volta divenuti professionisti, vi sarebbe stato anche quello di avere la garanzia ad un minimo inderogabile sulle prestazioni;
 
- Perché è una balla che l’Europa avrebbe chiesto le liberalizzazioni delle professioni intellettuali regolamentate: si tratta di una interpretazione giornalistica faziosa o comunque tristemente disinformata, di un ”uso ideologico del diritto comunitario”.
Tale mistificazione è stata denunciata il 7 marzo scorso a Bruxelles dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, il quale ha evidenziato come “I principi comunitari in materia di professione forense sono stati sistematicamente disattesi dal legislatore italiano. I Governi ed i Parlamenti che si sono succeduti dal 2006 ad oggi hanno fatto prevalere le regole della concorrenza su ogni altro valore, accreditando una concezione economicistica del diritto comunitario, e – peggio - facendo credere che gli interventi normativi via via effettuati fossero richiesti o imposti dal diritto comunitario”
Il diritto Comunitario opera un netto distinguo tra professione intellettuale ed impresa.
La verità è che le liberalizzazioni intese dall’Europa servono semplicemente a favorire lo svolgimento della professione e la circolazione di un professionista intellettuale di uno Stato Membro negli altri 26 Stati.
L’Europa non chiede di liberalizzare selvaggiamente il mondo delle professioni regolamentate, ma chiede innanzi tutto di tener conto delle loro identità e peculiarità nazionali.
Al contrario di come agisce l’Italia, la Corte di Giustizia europea, in tante pronunce (cfr. sentenze Arduino C-35/99 [1]; Cipolla e Macrino C-94/04 e C- 202/04 [2]; Commissione c. Italia del 29 marzo 2011), ha confermato la rilevanza delle regole concernenti le professioni, che svolgono una attività strettamente correlata con gli interessi dello Stato, ed ha legittimato le tariffe professionali, definendole come un mezzo per garantire il servizio reso ai cittadini dal punto di vista della qualità, dell’eguaglianza di trattamento e del dignitoso corrispettivo del lavoro professionale.
Riferendosi agli avvocati e dunque di riflesso alle altre professioni intellettuali regolamentate dello Stato, come quella dell’architetto e dell’ingegnere, considerando la maggiore lungaggine formativa e la indubbia maggiore difficoltà delle materie affrontate, nonché osservando la manifesta maggiore importanza dello svolgimento delle funzioni di queste ultime - che sono di interesse pubblico e collettivo - la Corte ha espresso altresì le seguenti importanti considerazioni, che giustificano la permanenza di un rigido sistema tariffario:
a) la difficoltà che i «clienti-consumatori» incontrano nel valutare la qualità dei servizi forniti in presenza di un’asimmetria informativa tra loro e gli avvocati,
b) l’esigenza di evitare che questi ultimi siano indotti - in un contesto come quello del mercato italiano, caratterizzato dalla presenza di un numero estremamente elevato di avvocati - ad un’offerta di prestazioni al ribasso, con il rischio conseguente di un peggioramento della qualità dei servizi forniti;
Nella sentenza della Corte di Giustizia del 29.3.2011, viene affermato che il sistema italiano delle tariffe massime inderogabili è pienamente conforme al diritto dell’Unione, e più in particolare alle regole di libera prestazione dei servizi e di libertà di stabilimento.
 
1.1               ISTITUZIONE DI UNA “TABELLA VALORI DI MERCATO” che determinino in maniera univoca e semplice il valore delle opere su cui calcolare l’anomalia di tariffa minima.
 
- Perché allo stato dei fatti è possibile calcolare la tariffa con valori differenti partendo da computi metrici dei lavori differenti e da ciò ne nasce il maggior motivo di lite o comunque di contestazioni e di disguidi.
- Perché è un atto di estrema trasparenza e chiarezza nei confronti della committenza.
- Perché è l’unico metodo affinché la calcolazione della tariffa assuma valore certo e non discrezionale ed opinabile, ed è l’unico metodo per redigere i preventivi per servizi professionali e per la verifica finale e/o i controlli sulla reale applicazione delle soglie di anomalia di tariffa e dunque sulla corretta fatturazione.
 
1.2               APPROVAZIONE DI UN “MANSIONARIO PROFESSIONALE GENERALE” .
 
-Perché la committenza non conosce il numero dettagliato e puntuale di tutte le prestazioni/mansioni/azioni/attività/incombenze/documentazioni/asseverazioni/grafici/relazioni/controlli/colloqui/calcoli/verifiche, etc. che i professionisti tecnici del campo edile, ognuno nell’ambito dei propri confini di competenza, (arch., ing. e diplomanti geom., periti.) sono tenuti a svolgere, necessariamente, per espletare gli incarichi della committenza privata e pubblica.
 
- Perché nella stragrande maggioranza dei casi la committenza essendo totalmente estranea ai processi mentali e conoscitivi che sottintendono le vaie fasi prestazionali, tende a sottovalutare il reale impegno e le reali fasi lavorative celate dietro una prestazione intellettuale tecnica.
Il grafico finale, unico riferimento del cliente, scaturisce da una considerevole serie di indagini, di calcolazioni, di processi mentali e cognitivi, da una lunghissima fase di analisi, di ideazione, dalla attuazione e conoscenza di un panorama legislativo tecnico e normativo che nemmeno può lontanamente immaginare una committenza che non sia accomunata dello stesso percorso formativo del professionista del ramo tecnico.
 
- Perché si tratta di un’informativa per la quale il cliente ha diritto morale di esatta conoscenza, ciò al fine di creare un clima di estrema trasparenza e di condivisione tra il professionista e l’utente, che, anche se non in grado di percepire le difficoltà delle varie sotto prestazioni, ma almeno ha il diritto di conoscerne esattamente le fasi e quindi di immaginane i tempi e di conseguenza il prezzo.
Mentre con la vecchia tariffa si rendevano note solo le macro attività necessarie all’espletamento degli incarichi professionali, con il metodo proposto si evidenziano tutte le attività di ogni genere ad essi connessi. Si dispone un esempio, per rendere meglio chiara la procedura :

VECCHIA LEGGE E DECRETO PARAMETRI
Originano poca chiarezza rispetto alle reali, numerose prestazioni che il professionista è tenuto a svolgere, inducendo a sottostimare considerevolmente l’effettivo impegno lavorativo celato negli incarichi professionali.
L. 2/03/1949 N.143 e ssmmii
PER EDILIZIA PRIVATA
E
Decreto 20 luglio 2012 n.° 140
PROGETTO DI MASSIMA
PROGETTO SOMMARIO
PROGETTO ESECUTIVO
PREVENIVO PARTICOLAREGGIATO
PARTICOLARI COSTRUTTIVI E DECORATIVI
CAPITOLATI E CONTRATTI
DIREZIONE DEI LAVORI
PROVE DI OFFICINA
ASSISTENZA AL COLLAUDO
LIQUIDAZIONE


NUOVA PROPOSTA : ”MANSIONARIO PRESTAZIONALE GENERALE”
PROGETTO ARCHITETTONICO
Definizione delle premesse e prestazioni preliminari al progetto
Elenco / fasi a)
1.   acquisizione del quadro delle esigenze della committenza al fine di comprenderne gli obiettivi da raggiugere, attraverso colloqui, telefonate, sopralluoghi ecc.                
 
2.   verifica consistenza proprietà: acquisizione titoli di proprietà del terreno, verifica titolarità e/o comproprietà e/o presenza di problematiche con terzi confinanti,
3.   certificato di destinazione urbanistica
 
4.     mappa igm con individuazione lotto
5.   mappa catastale aggiornata con individuazione lotto        mappa catastale aggiornata con individuazione lotto
 
6.     visura catastale
7.   stralcio e studio di prg con individuazione lotto
 
8.                                                                                                                                                                                      stralcio e studio dell’eventuale piano particolareggiato attuativo
9.   acquisizione e studio del regolamento urbanistico e del quadro normativo locale e dei vari estratti da allegare alla documentazione
 
10.                                                                                                                                                                                    studio dell’eventuale piano particolareggiato attuativo
11.          studio delle leggi nazionali e schematizzazione della loro applicazione al caso progettuale
 
12.                                                                                                                                                                                    verifica eventuali altri elementi condizionanti il progetto: presenza elettrodotti, corsi d'acqua da cui mantenere distanze, strade,
Progetto architettonico di massima o preliminare
Elenco / fasi a1)
13.   inquadramento territoriale in scala 
 
14.          mappa aerofotogrammetrica geo referenziata in scala
15.          rilievo topografico di massima dello stato dei luoghi senza strumentazione
 
16.          analisi ed elenco delle condizioni da considerare nel progetto : esposizione, posizione del fabbricato nel lotto,
17.          quadro economico sommario di spesa per ipotesi di massima
 
18.   relazione di asseverazione del progettista
19.          relazione tecnica e fotografica dello stato dei luoghi con planimetria di rilievo con indicati i punti di scatto
 
20.          relazione tecnica descrittiva dell’intervento
21.   relazione sui materiali utilizzati
 
22.       relazione e studio di fattibilità rispetto al prg, alle norme di attuazione, al quadro normativo nazionale
23.    relazione e studio di fattibilità tecnico economico
 
24. relazione e studio di fattibilità rispetto ai vincoli
25.    inquadramento planimetrico con sistemazione esterna del lotto
 
26.       rappresentazione grafica del calcolo della visuale libera
27.    studio rete fognante e area parcheggi pubblici e privati
 
28.    prime proposte di progetto: schizzi anche a mano in planimetria,prospettive, sezioni
29.    confronto con altri tecnici specialisti : verifiche di fattibilità geologica, strutturale, paesistica, impianti…
 
30.    valutazione, del progetto a farsi attraverso colloqui del professionista con i funzionari dirigenti degli enti di parte terza, preposti al rilascio di specifiche autorizzazioni,
31.       verifica presso gli enti vari delle modalità autorizzative degli allacci, delle posizioni delle linee esistenti, delle modalità di allaccio: contattare enti gestori acqua potabile, scaricoacque nere, smaltimento acque bianche, gasdi rete, energia elettrica, telefono,connessione internet, …
 
32.       rilievo materico dettagliato dell'immobile ed eventuali stratigrafie per conoscerne le caratteristiche strutturali e tecniche
33.       crono programma di massima delle varie fasi della prestazione : indicazione dei tempi massimi di svolgimento delle varie attività di progettazione, approvazione, affidamento,
 
34.       crono programma delle fasi delle lavorazioni in opera
Progetto architettonico sommario o definitivo
finalizzato all'ottenimento delle autorizzazioni necessarie all'edificazione
Elenco / fasi a2)
35.          verifiche e calcoli urbanistici: (indici, calcolo grafico dei volumi e delle superfici coperte, rapporti di copertura, carico urbanistico, calcolo altezza media del fabbricato, calcolo parcheggi pubblici e privati, distanze dai confini e dagli edifici, superfici balconi, superficie utile, altezza media delle fronti, distanze dalla ferrovia, distanze dai laghi e torrenti, distanze metanodotti, distanze elettrodotti, ecc.)
 
36.    verifiche distanze sismiche
37.          vdc verifiche di compatibilità paesaggistiche
 
38.studio compatibilità con regolamento edilizio
39.          verifiche norme igieniche sanitarie (superfici aeroilluminanti, dimensioni ed altezze minime vani)
 
40.verifiche vincoli (monumentale, paesaggistico, idrogeologico, ecc.)
41.   studio impatto ambientale
 
42.verifica e calcolo della rispondenza dell’isolamento acustico di progetto alle leggi nazionali
43.          verifica e calcolo energetico e termico presunto ex. l. 10/1991 art.28
 
44.questionario statistico istat
45.          stesura di eventuale convenzione pubblico privato
 
46.relazione su eventuale monetizzazione delle aree destinate a parcheggi e delle aree destinate a verde
47.          verifiche e progetto per il superamento delle barriere architettoniche
 
48.          verifica sicurezza e/o schema progetto impianti
49.          verifica smaltimento acque bianche e nere con schema di progetto
 
50.schema distributivo impianti termici
51.   schema distributivo impianti elettrici
 
52.schema distributivo impianti idrici
53.          richiesta di autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico
 
54.55.piante copertura e di tutti i livelli quotate planimetricamente e altimetricamente e con indicazione delle varie destinazioni d’uso scala 1/200 o 1/500
55.          prospetti: scala 1/200, o 1/500
 
56.sezioni significative con quote planimetriche e altimetriche : scala 1/200
57.          dimostrazione geometrica dei volumi e delle superfici
 
58.indicazione grafica nell'area di pertinenza dell'edificio dei sistemi di accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche previsti per gli eventuali usi di innaffio del verde privato
59.          elaborati grafici di progetto con il posizionamento dei pannelli fotovoltaici
 
60.calcolo oneri di urbanizzazione e contributo costo di costruzione (calcolo classe edificio)
61.          computo metrico estimativo per calcolo oneri  (nel caso di ristrutturazione)
 
62. 
Progetto architettonico esecutivo
Elenco / fasi a3)
63.          piante copertura e di tutti i livelli quotate planimetricamente e altimetricamente e con indicazione delle varie destinazioni d’uso scala 1/100 o 1/50
 
64.prospetti: scala 1/100 o 1/50
65.    sezioni significative con quote planimetriche e altimetriche : scala 1/100 o 1/50
 
66.          prospetti con individuazione dei colori e dei materiali
67.    particolari architettonici decorativi  e / o tecnologici 1/25 o 1/10
 
68.          illustrazione del progetto all’ufficio tecnico
69.     
 
70.           
71.    produzione copie del progetto
 
72.          consegna del progetto: protocollo del progetto
73.comunicazione inizio lavori pdc o dia
 
74. 
 
ETC…(VEDI ALLEGATO)
 
1.3               IN CASO DI CONTENZIOSO AVENTE AD OGGETTO IL PAGAMENTO DI PRESTAZIONI PROFESSIONALI, IL GIUDICE È OBBLIGATO AD APPLICARE LE “SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA”
 
- Perché nonostante l’elevata competenza dei giudici, naturalmente non essendo professionisti del ramo squisitamente tecnico, non hanno gli strumenti e le idoneità a percepire le reali difficoltà di una prestazione fortemente specialistica e dunque non possono valutarne il congruo prezzo; d’altra parte, anche avvalendosi di un ctu, questi è un cittadino privato, che può essere influenzabile dalla fattispecie del contenzioso. L’unico organo pubblico in grado di dirimere questioni squisitamente tecniche legate alla attribuzione dei giusti compensi ai professionisti e alla verifica della bontà delle loro prestazioni, è l’Ordine professionale territoriale, attraverso la propria “Commissione Parcelle” che vale come primo livello di giudizio ed eventualmente i Consigli Nazionali, che valgono come secondo grado di giudizio.
Il giudice in caso di lite riguardante il giusto compenso deve semplicemente applicare i valori UNIVOCI desunti dalle “soglie di anomalia di tariffe” nel quale è annesso un “mansionario professionale” e avere come base di calcolo non un complesso ed opinabile computo metrico delle opere a farsi, ma una tabella regionale di valore prezzi di mercato.
Nel caso in cui la tariffa fosse vistata dall’ordine professionale nella cui commissione parcelle fosse presente un magistrato, il giudice si attiene strettamente alla somma ritenuta congrua dal visto.
 
1.4          FIDEIUSSIONE  BANCARIA PER INCARICHI SU LAVORI DI OLTRE 150.000
- Perché si è constatato che i professionisti quando hanno a che fare con una committenza che sia rappresentata da una azienda che fallisca o che alieni il bene prima di aver retribuito le giuste spettanze professionali da lavoro autonomo, quasi mai vengono compensati. Gli stessi professionisti, ad oggi, piuttosto rinunciano ad una azione risarcitoria anziché imbarcarsi in un iter processuale lunghissimo e tedioso, colmo di ostacoli, di trappole, considerando la biblica lunghezza della giustizia italiana.
Art.2
I COMPENSI DEI PROFESSIONISTI DELL’AREA TECNICA, PRIMA DELLA LORO TRASPOSIZIONE IN CONTRATTO, DEVONO ESSERE VISTATI DALL'ORDINE PERCHé NE VERIFICHI LA CONGRUITA’ CON LE SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFA.
 
2.1 CERTEZZA DEI COMPENSI PER I PROFESSIONISTI.
Alla presentazione di qualunque pratica presso gli Enti competenti, l’Ente stesso dovrà verificare che vi sia tra gli elaborati: la fattura del professionista del primo acconto sulla parte progettuale già conclusa nonché la vidimazione, per silenzio consenso, (dunque la richiesta all’ordine) della giusta parcella da parte dell’Ordine professionale.
 
2.2 AL COLLAUDO AMMINISTRATIVO DI FINE LAVORI IL PROFESSIONISTA E IL COMMITTENTE DEVONO DARE LA DIMOSTRAZIONE DEL SALDO DI TUTTE LE SPETTANZE PROFESSIONALI (parte progettuale + parte operativa: dir lavori sicurezza etc) IN MANCANZA L’ENTE RITIENE NON COLLAUDABILI I LAVORI, fino ad integrazione della documentazione.
- Perché ad oggi sempre più spesso i professionisti lavorano depositando progetti, pratiche lunghissime e costose, anticipando di tasca loro le spese, con la speranza di percepire, poi, in futuro, se tutto va bene, il dovuto e giusto compenso.
 
 - Perché Qualunque lavoratore ha diritto a percepire subito il corrispettivo retributivo per il lavoro svolto, perché compensare il lavoro è un gesto ritenuto nomale in una società ritenuta civile. Quando andiamo dal medico prima di uscire o prima di entrare, si compensa il lavoro intellettuale che verrà svolto, la chiamata all’idraulico si paga, quando si esce dal supermercato con la spesa si paga, se si acquista una macchina si versa l’acconto e poi all’arrivo dell’auto si paga o si stipula una polizza per il pagamento a rate, qualunque acquisto in Italia si paga, gli unici che lavorano con la speranza di essere pagati soltanto i professionisti !
Art.3
CONTROLLO A CAMPIONE SULLA REALE APPLICAZIONE DELLE TARIFFE MINIME.
- Perché rappresentano i livelli di controllo utili affinché si emettano le giuste richieste e soprattutto coerenti con la prestazione e sulle quali potranno avvenire successivi controlli da parte degli organi istituzionali imputati (agenzia delle entrate).
Il visto dell’ordine professionale, anche per silenzio consenso, è utile al professionista per avere la certezza della corretta applicazione della tariffa e per conoscere con precisione il rispettivo regime di tassazione.
Qualora avvenisse il controllo a campione successivo, come previsto dall’art.3, anche a distanza di anni, l’agenzia potrà verificare l’esatto compenso che il professionista deve percepire o ha percepito e dunque eventualmente può emettere provvedimenti moratori e sanzionativi esatti e non sulla base di reddito presunto, come avviene oggi attraverso l’applicazione degli studi di settore.
 
Art.4
ABOLIZIONE DELL’INGRESSO DEL CAPITALE E DI SOCI NON PROFESSIONISTI NELLE SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI
- Perché diversamente si rischiano intromissioni dei poteri forti, dei faccendieri, degli speculatori, e dell’alta finanza capitalista, nella gestione degli studi professionali con la perdita d’identità dei professionisti, che divengono sottomessi non più a regole deontologiche e morali, ma alle spietate, selvagge leggi di mercato.
I conflitti d’interesse derivanti da tale incestuoso ingresso, sono ancora più rilevanti nell’ambito delle professioni tecniche: cosa potrebbe fare un socio di capitale in uno studio di architettura ? l’unica risposta possibile è quella di proporre pacchetti (truffaldini) “chiavi in mano” in cui l’impresa (che fa i suoi interessi economici e speculativi) e il professionista (controllore dell’impresa e normalmente a favore e a garanzia dell’utente finale e della collettività) (ricordiamo che le prestazioni dei professionisti del ramo tecnico sono sempre di interesse collettivo) sono dalla stessa parte; ovvero il controllore è dipendente o è nella stessa società del controllato. Non è ben chiaro con quale non razio sia stata penata, e addirittura approvata una legge così pericolosa per la collettività.
 
- Perché è inaccettabile qualunque tipo di omologazione tra “capitale” e “prestazione intellettuale”, tra cultura e mercificazione dei prodotti; le professioni intellettuali non sono assimilabili ad attività d’impresa, ma hanno presupposti diversi, regole diverse, obiettivi diversi; difatti sono estranee all’impresa le regole deontologiche, la formazione culturale universitaria, le abilitazioni professionali, le specializzazioni, i criteri di eticità. Le attività intellettuali hanno peculiarità uniche e che afferiscono il rapporto di natura strettamente fiduciaria tra il cittadino e chi realizza il lavoro intellettuale. Lo Stato deve tutelare non solo la qualità ma l’esclusività delle professioni intellettuali precisando che ci si debba riferire a professioni protette legate agli interessi pubblici primari e generali alla cui soddisfazione è indirizzato il loro esercizio. Il professionista intellettuale svolge prestazioni di elevatissima complessità che per ovvi motivi impediscono all’utente di valutarne la qualità del servizio reso e la congruità del prezzo pagato.
Art.5
RIDEFINIZIONE DELLE MODALITÀ PARTECIPATIVE E DI ATTRIBUZIONE DEI PUNTEGGI AI CONCORSI  PUBBLICI CON ABOLIZIONE DEI CONCORSI DI PROGETTAZIONE SULLA BASE DI PRESELEZIONI CHE TENGANO IN CONSIDERAZIONE LA CAPACITÀ ECONOMICA, LA MOLE DI LAVORI SVOLTI E LA STRUTTURA ECONOMICO- ORGANIZZATIVA DELLO STUDIO.
- Perché le prestazioni dei professionisti non sono merce da svendere a ribasso o a peso come si stesse al mercato ortofrutticolo. Dovrebbe esser chiaro anche a chi è poco avvezzo ad approfondire la problematica, che le attività intellettuali degli ingegneri e degli architetti, se svolte per sopravvivenza e dunque nella giungla del libero mercato, lì dove i professionisti sono numericamente molto superiori a quelli delle altre nazioni civili, possono arrecare danni estremi alla collettività, in termini di sicurezza, in termini di vivibilità, in termini di mancato flusso turistico, in termini di danneggiamento dell’architettura e dell’urbanistica delle strade, delle piazze pubbliche, e dunque in termini di cattiva fruizione degli spazi pubblici;
 
- Perché i professionisti non sono faccendieri dal cospicuo conto in banca, ma sono persone con capacità culturali ed intellettive da esprimere per la collettività, indipendentemente dalla loro capacità economica.
 
- Perché diversamente la normativa attuale premia i grandi “negozianti” del progetto, che probabilmente non hanno più alcuna capacità professionale ma soltanto la struttura economica e i ganci istituzionali e politici per vincere le gare di progettazione.
5.1 ASSEGNAZIONE DEGLI INCARICHI PUBBLICI SOTTO SOGLIA E DELLE PERIZIE CTU MEDIANTE MECCANISMO ROTATIVO. DOTAZIONE DA PARTE DEGLI ENTI DI ALBO DI PROFESSIONISTI DISTINTO PER CATEGORIE DI SPECIALIZZAZIONI CON ESCLUSIONE DELLA PARTECIPAZIONE PER I DIPENDENTI PUBBLICI FULL TIME E DEI TITOLARI O DIPENDENTI D’IMPRESE EDILI.
- Perché non è ammissibile che si possa utilizzare il lavoro pubblico per dispensare incarichi privati in maniera discrezionale, utilizzando quale unico criterio la “simpatia fiduciaria” per un professionista piuttosto che per un altro!
 
- Perché questo esercizio legislativo incentiva e favorisce la concussione pubblico – privato,  incoraggia la corruzione ed esclude ingiustificatamente la stragrande maggioranza dei professionisti dagli incarichi fiduciari pubblici.
Art.6
ABOLIZIONE DELL’OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALLE ATTUALI CASSE DI PREVIDENZA PRIVATE e LIBERA’ DI SCEGLIERE ALTRA FORMA PREVIDENZIALE.
- Perché è una vessazione obbligare i professionisti autonomi ad aderire ad una sistema previdenziale privato, pagato interamente con le loro risorse economiche e che in nessun modo è sovvenzionato o sostenuto da quote pubbliche. I professionisti hanno diritto a scegliere il sistema previdenziale privato più consono alle loro specifiche esigenze.
Art.7
ELIMINAZIONE DEI CORSI UNIVERSITARI 3+2;  ABOLIZIONE DELLE CONVENZIONI TRA UNIVERSITÀ ED ENTI PUBBLICI PER IL RICONOSCIMENTO DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI AI DIPENDENTI STATALI e ABOLIZIONE DEI TITOLI ARCHITETTO JUNIOR O INGEGNERE JUNIOR
- Perché si sono dimostrati titoli inutili, fallimentari, dannosi per chi li abbia frequentati e per la collettività. Generano confusione per la committenza e per i professionisti. 
 
-  Perché pongono in concorrenza sleale professionisti con percorsi culturali assolutamente differenti (basti confrontare la differente mole dei programmi), perché la cultura è una cosa seria e non ci si può insignire di titoli universitari che non siano garanzia di alta specializzazione e che non presuppongano un percorso formativo almeno quinquennale!;
 
-  Perché in nessuna parte del mondo si diviene dottori con TRE anni di “mini” Università.
Art.8
LIMITI DI RESPONSABILITA’ AL DIRETTORE DEI LAVORI E AL COORDINATORE DELLA SICUREZZA NEI CANTIERI.
- Perché è oltremodo superficiale ipotizzare che il Direttore dei Lavori possa essere responsabile di vizi o difetti che derivino dalla operatività e dalla manualità della messa in opera delle  finiture di un edificio, ed è lapalissiano a chi ne abbia stretta conoscenza, che non è possibile per la direzione dei lavori risultare presente ed essere vigile su ogni minima micro fase operativa necessaria alla costruzione/ristrutturazione di un fabbricato. Fin d’oggi abbiamo assistito ad attribuzioni di responsabilità e pretese assolutamente surreali, tendenziose e prive di qualunque fondamento logico e razionale. E’ evidente che si giudica la questione con occhi palesemente estranei alle difficoltà e alle peculiarità del lavoro edile nei cantieri. Il Direttore dei Lavori svolge le sue prestazioni nel novero delle attività intellettuali ed è dunque responsabile dei mezzi e non dei risultati, ovvero deve esercitare l’attività mentale e culturale al fine del rispetto della legislazione tecnica, urbanistica nazionale e locale nonché essere garante super partes del rispetto contrattuale dei capitolati e dei contratti d’appalto; deve inoltre  supervisionare e disporre, in armonia con il coordinatore della sicurezza, tutti gli apprestamenti che ritiene necessari, compatibilmente con il budget per la sicurezza approvato anche dalla committenza, affinché vengano resi il più possibile sicuri i luoghi e le fasi di lavoro. Deve essere ben chiaro al legislatore che il direttore dei lavori non esegue personalmente le opere con le proprie mani, né è tenuto a restare in cantiere per tutto il tempo necessario allo svolgersi di tutte le opere. Il Direttore Dei lavori esegue visite periodiche, personalmente o inviando un suo fiduciario. Il Direttore dei Lavori non è il direttore di cantiere, che è un operaio specializzato dell’impresa, appositamente designato per sorvegliare le fasi squisitamente operative, per essere presente ogni giorno in cantiere e per riferire ad entrambi i soggetti di eventuali problematiche tecniche, o economiche, e che cura esclusivamente gli interessi economici e commerciali della Ditta.
In considerazione di quanto espresso, con esclusione di una “grave negligenza”, nessuna responsabilità può essere contestata o messa a carico del professionista, sia in qualità di direttore dei lavori che di progettista, qualora, nonostante la messa in campo di mezzi, ovvero di cultura e conoscenza, delle attrezzature professionali, della idonea presenza in cantiere in considerazioni della tipologia delle lavorazioni e delle idonee eventuali specializzazioni/corsi di aggiornamento necessarie a conseguire determinate tipologie prestazionali, nonché della normale perizia e diligenza, il risultato della prestazione non sia conforme, in tutto o in parte alle aspettative del committente.
 
- Perché Allo stato attuale si attribuisce ai coordinatori della sicurezza sui cantieri una responsabilità enorme, anche e soprattutto per colpe non personali, addirittura per la mancanza di inutile documentazione (vedi per es. fascicolo del fabbricato), o per qualunque LIEVE O LIEVISSIMA irregolarità rispetto ad un oceano di norme, leggi e leggine oltretutto in continuo divenire, la cui applicazione è sempre prevista nel PSC o nel POS.
L’articolo 158 prevede ammende così spropositatamente alte e addirittura l’arresto fino a 6 mesi, come se fossero gli ultimi tra i delinquenti : una norma propria dei regimi totalitaristi, una assurdità che nulla ha a che fare con la sicurezza nei cantieri;
                Le sanzioni per i coordinatori danno forza al committente e alle imprese, gli unici veri detentori del potere economico e decisionale all’interno di un cantiere, e fanno sì che si generino delle risposte nettamente opposte all’intento prefissato dal legislatore ovvero:
●             scarso interesse dell’impresa e del committente ai problemi della sicurezza: sapendo che il coordinatore sarà il primo responsabile, sussisterà scarsa propensione ad aumentare l’investimento in sicurezza durante i lavori;
●             assurde, insensate ed illogiche sanzioni al professionista, addirittura penali, per non essere riuscito a convincere il committente, l’impresa e gli operai ad attuare ogni dettaglio previsto dall’oceano di leggi e leggine che imbrigliano nella burocrazia e non generano affatto sicurezza;
●             diminuzione del potere decisionale dei professionisti coordinatori a causa della loro fragile condizione; i coordinatori, infatti, temono la richiesta di ispezioni e collaborazioni costruttive agli enti preposti alle verifiche sui cantieri, poiché hanno paura di ripercussioni sanzionatorie, ammende altissime e addirittura ipotesi di reati penali nei loro confronti. In questa maniera, viene a mancare quello che potrebbe essere un confronto utile tra professionista, impresa e gli enti preposti, che sono visti come organismi repressivi e punitivi e non protesi all’effettiva prevenzione degli incidenti sui cantieri;
●             aumento spropositato del potere degli ispettori, che dispongono, data l’impossibilità constatata che un cantiere possa essere totalmente tenuto a norma, di un potere incontrovertibile;
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
- Perché il committente, ovvero colui che ha potere economico e decisionale, abrogando le sanzioni ai coordinatori della sicurezza, sarà investito da responsabilità connesse alla mancata accettazione ed applicazione delle leggi sulla sicurezza, troverà conveniente assumere coordinatori di buon livello professionale, capaci di tutelare realmente i lavoratori, così da limitare eventuali problemi alla sua persona in seguito a possibili verifiche ispettive. Il coordinatore avrà possibilità di interloquire con gli organi di vigilanza, anche per pareri, consigli e valutazioni senza correre il rischio di essere sanzionato a priori. Il coordinatore manterrà una sua indipendenza decisionale nei confronti dell’impresa e non sarà in alcun modo legato alla responsabilità delle imprese, così che potrà fare il proprio lavoro in maniera serena e senza condizionamenti;
Art.9
IL PROFESSIONISTA DEVE ESSERE ORGANISMO TERZO RISPETTO A CHI COSTRUISCE
- Perché è pericoloso ed è irragionevole per la collettività che il controllore (redattore della pratica, progettista, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza)sia anche titolare d’impresa o suo dipendente e dunque debba essere controllato da se stesso o da un suo dipendente, essendo evidentissimo il conflitto di interessi ai danni dell’utente finale della costruzione.
Art.10
I PERMESSI DI COSTRUIRE SI RITENGONO APPROVATI DALL'ENTE PER SILENZIO CONSENSO qualora non ci sia adeguata motivazione al diniego e PRESENTAZIONE DI QUALUNQUE PRATICA/DEPOSITO MEDIANTE FORMATO DIGITALE E TRASMESSA ATTRAVERSO PEC
- Perché l’edilizia è uno dei motori fondamentali dell’economia, perché approvare un progetto anche di banale impatto ambientale dopo 1 o 2 o 3 anni è diventata una prassi assurda, che prescinde da qualsiasi legge di mercato, che favorisce grande incertezza, che ed amplifica i costi, che rende vane le previsioni, e che rende temerario qualunque business plan.
Un computo metrico estimativo redatto uno, due, tre anni prima risulta, poi, in fase di realizzazione, obsoleto, sia per costi, che per l’eventuale aggiornamento della normativa o dell’assetto urbanistico ed economico del sito in cui realizzare le opere.
 
- Perché i cittadini e la collettività vengono fortemente penalizzati dalla lentezza della burocrazia e purtroppo sempre più spesso dalla concussione con gli organi approvativi, ai quali oggi si attribuisce un potere esagerato, che abbinato allo slegamento delle loro responsabilità, individuate come “responsabilità di stato” o dell’Ente pubblico, induce verso gravissime forme di corruzione.
Approfittando dell’urgente necessità di approvare i progetti in tempi “umani” gli organi imputati all’approvazione e la politica che li gestisce, ne abusano per finanziare lo scambio di voti e gli introiti personali.
I professionisti sono soggetti a ricatti continui da parte degli organi di controllo, e dagli organismi ispettivi, tutto questo è noto da decenni ma paradossalmente non si propone una legge per scoraggiare il mal uso o l’uso personale del pubblico potere.
- Perché il cittadino spaventato e scoraggiato dalla lunghezza burocratica ed amministrativa di una qualsiasi approvazione, si rivolge sempre più spesso al lavoro nero, realizzando lavorazioni ed opere abusive, in spregio della legislazione nazionale e locale e causando danni e pericoli per se stesso e per la collettività, non soltanto, ma contribuendo e favorendo l’evasione fiscale.
Le autorizzazioni-concessioni edilizie devono essere approvate con meccanismo del silenzio consenso quando redatte da professionisti laureati con percorso quinquennale, abilitati con concorsi di abilitazione professionale, soggetti al controllo di un ordine professionale.
E’ il professionista che dal novero della sua formazione universitaria deve verificare la rispondenza alle leggi, alle norme e a tutto quanto fosse conforme alla buona edilizia.
Le approvazioni con silenzio consenso entro un lasso di tempio congruo per la verifica delle istituzioni devo essere valide come approvate dall’Ente pubblico.
 


  Il presidente della Federazione Nazionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti
 
Arch. Pasquale Giugliano
 






[1] L’individuazione delle SOGLIE DI ANOMALIA DI TARIFFE deve presupporre:
a)                    i tempi necessari al concorrimento della prestazione e di tutte le attività ad essa rigorosamente          annesse; spesso lunghissimi, anche per                         l’inevitabile interfacciarsi con numerosi pareri e per  lo svolgimento di colloqui con i funzionari degli Enti imputati alle approvazioni delle                         autorizzazioni edilizie;
b)                   il background formativo e culturale necessario a svolgere le attività;
c)                   i costi da ammortizzare necessari in uno studio professionale :
c1)                 acquisto ed aggiornamenti periodici di software, (sistema operativo, software elaborazione testi,         software cad, software impaginazione      grafica, software per grafica tridimensionale; software motore rendering per restituzione foto realistica; software per fotoritocco                      immagini; software di calcolo strutturale, software calcolo termico e certificazioni, software calcolo acustico, software per la sicurezza di         cantiere e sui luoghi di lavoro, software calcoli ponteggi, software computi metrici, ecc.ecc.
c2)                 acquisto ed aggiornamento hardware, computer, stampanti, plotter, monitor, hd interni ed esterni, schede video, fax, ups, router,                      scanner, fotocopiatrici, ecc.
c3)                 consumabili: toner, tamburi, cinghie di trasmissioni, testine, cartucce inchiostro, carta, cancelleria, ecc.ecc.
c4)                strumentazione, teodolite, macchine e camere digitali, metro laser, ecc.;
c5)                canoni e bollette: bollette adsl, corrente elettrica, acqua, riscaldamento, condominio, immondizia, fitto dello studio, telefono, fax, ecc.)
d)                   corsi di aggiornamento professionale, con relativi tempi non retribuiti e costi, libri di settore,  riviste di settore, ecc.ecc.
e)                   la mancata continuità temporale degli incarichi del lavoratore autonomo;
f)                    che i tempi impegnati par assolvere la prestazione, portano necessariamente alla rinuncia di altri       lavori;
g)                   la  proporzione rispetto al ristoro per l’eventuale malattia, e per l’infortunio,
h)                   che devono retribuire anche le giuste ferie;
i)                    che devono garantire una pensione di vecchiaia;
l)                    che devono essere proporzionate all’incertezza del reale introito;
m)                 che devono rimunerare le indennità di rischiosità d’errore proprio o d’errore di terzi e dunque           devono essere rapportate al rischio sia   sotto il profilo civile che penale, cui in special misura gli ingegneri e gli architetti sono sottoesposti;
n)                   le responsabilità nei confronti della collettività.
 
 
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